
I negoziatori svizzeri e francesi hanno raggiunto un nuovo accordo bilaterale che chiarisce come i due Paesi tassano il crescente numero di lavoratori frontalieri che svolgono attività da remoto. Annunciato a Berna il 1° maggio 2026 dalla Segreteria di Stato per le Finanze Internazionali (SIF), l’accordo consolida nella pratica quotidiana l’addendum permanente entrato in vigore il 1° gennaio 2026, sostituendo le disposizioni temporanee adottate durante la pandemia. In sostanza, fino al 40% del tempo lavorativo annuale di un lavoratore frontaliero può essere svolto in telelavoro nello Stato di residenza (di norma la Francia), mentre l’imposta sul reddito continua a essere versata nello Stato di impiego (Svizzera). Eventuali giorni eccedenti attiveranno la tassazione ordinaria alla fonte in Francia e richiederanno la comunicazione in tempo reale dei salari tramite la piattaforma franco-svizzera di scambio dati. Per le multinazionali con team distribuiti tra il Lago di Ginevra e l’arco del Giura, questa novità elimina mesi di incertezza. I responsabili delle paghe non devono più gestire regole parallele che scadevano ogni sei mesi, riducendo significativamente il rischio di conguagli fiscali imprevisti per il personale. Tuttavia, il livello di conformità è aumentato: i datori di lavoro devono rilasciare un certificato A1 che attesti la copertura previdenziale, mantenere registri giornalieri verificabili della sede di lavoro e notificare le autorità fiscali francesi quando un dipendente si avvicina alla soglia del 40%. I fornitori di software HR stanno già aggiornando i plugin di geolocalizzazione per consentire l’invio automatico dei dati di tracciamento del tempo a entrambe le amministrazioni fiscali. Dal punto di vista della mobilità, l’accordo rappresenta una vittoria moderata per i cluster svizzeri delle scienze della vita e dei servizi finanziari, i cui bacini di talenti dipendono fortemente dai pendolari provenienti dai dipartimenti francesi confinanti. Mantenere la tassazione svizzera per fino a due giorni di telelavoro a settimana aiuta le aziende a restare competitive in termini di costi, mentre i lavoratori conservano il netto più elevato garantito di solito dalla ritenuta svizzera. Cantoni come Ginevra e Vaud proteggono inoltre un flusso di entrate stimato intorno ai 500 milioni di franchi all’anno, che altrimenti si sposterebbe oltre confine. I consulenti fiscali avvertono che il limite del 40% è un test annuale, non mensile: un ingegnere con base a Ginevra che supera i 92 giorni di telelavoro – anche solo a causa di un’estate prolungata in Francia – sarà tassato progressivamente in Francia su tutti i redditi da home office fin dal primo giorno. Si consiglia quindi alle aziende di sviluppare dashboard «semaforo» e di informare il personale con largo anticipo rispetto al torneo di calcio Euro 2026 e alla stagione estiva di luglio-agosto. Guardando al futuro, Berna e Parigi intendono valutare il regime dopo un anno. Entrambe le parti vogliono verificare se il sistema regge all’aumento del lavoro ibrido e se sono necessarie ulteriori garanzie per evitare la creazione involontaria di stabili organizzazioni. Per ora, però, i frontalieri e i team di mobilità che li supportano dispongono finalmente di un quadro normativo stabile per il 2026 e oltre.
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