
La più grande regolarizzazione di massa in Spagna degli ultimi vent’anni ha suscitato un interesse molto superiore alle previsioni delle autorità. Il Ministero dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione ha confermato il 15 giugno che 900.000 migranti irregolari hanno già presentato domanda per i permessi di soggiorno e lavoro annuali previsti dal Decreto Reale 316/2026. All’apertura della finestra il 16 aprile, il governo si aspettava circa 500.000 domande nel periodo di dieci settimane che si chiude il 30 giugno.
Secondo il decreto, i cittadini stranieri che dimostrano di vivere in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e di essere rimasti ininterrottamente per almeno cinque mesi possono fare richiesta, a patto di non avere precedenti penali gravi e di pagare la tassa di 38,28 euro per l’elaborazione. Al centro della misura ci sono due nuove vie: una per chi ha presentato domanda di asilo prima del 2026 e un’altra, l’arraigo extraordinario (residenza straordinaria per radici), che riguarda lavoratori, legami familiari o situazioni di vulnerabilità sociale accertata.
I richiedenti sono autorizzati a lavorare non appena la loro pratica entra nel sistema, una novità che si applicherà anche alle future domande di “radici”. L’amministrazione Sánchez presenta questa iniziativa come una necessità per il mercato del lavoro e una questione di giustizia sociale. La Spagna affronta gravi carenze nei settori dell’ospitalità, dell’agricoltura, delle costruzioni e dell’assistenza agli anziani, mentre la popolazione invecchia e la disoccupazione continua a diminuire. Portare i lavoratori fuori dall’economia sommersa dovrebbe ampliare la base contributiva del sistema di sicurezza sociale.
Il think-tank Funcas stima che circa 840.000 persone vivano in situazione irregolare; altre ONG indicano cifre superiori al milione. Per i datori di lavoro, l’impatto immediato è un aumento del talento legalmente impiegabile, soprattutto nei servizi e nell’agricoltura stagionale, senza i ritardi burocratici che caratterizzano i tradizionali permessi di lavoro. Le aziende che già impiegano personale irregolare hanno un incentivo a sostenere le domande per evitare sanzioni future. Le multinazionali dovrebbero rivedere le procedure di conformità e aggiornare le politiche di onboarding affinché i lavoratori appena regolarizzati siano inseriti nei sistemi di busta paga e fiscali fin dal primo giorno.
Sul piano politico, il programma ha riaperto il dibattito storico spagnolo sulla regolarizzazione di massa. I sostenitori sostengono che l’inclusione riduce lo sfruttamento e aumenta le entrate; i critici temono che possa incentivare ulteriori arrivi irregolari. Qualunque sia il verdetto, la portata dell’operazione — destinata a superare facilmente il record del 2005 di 691.655 approvazioni — fa della Spagna l’economia più accogliente dell’UE nel 2026 per quanto riguarda la migrazione.
Secondo il decreto, i cittadini stranieri che dimostrano di vivere in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e di essere rimasti ininterrottamente per almeno cinque mesi possono fare richiesta, a patto di non avere precedenti penali gravi e di pagare la tassa di 38,28 euro per l’elaborazione. Al centro della misura ci sono due nuove vie: una per chi ha presentato domanda di asilo prima del 2026 e un’altra, l’arraigo extraordinario (residenza straordinaria per radici), che riguarda lavoratori, legami familiari o situazioni di vulnerabilità sociale accertata.
I richiedenti sono autorizzati a lavorare non appena la loro pratica entra nel sistema, una novità che si applicherà anche alle future domande di “radici”. L’amministrazione Sánchez presenta questa iniziativa come una necessità per il mercato del lavoro e una questione di giustizia sociale. La Spagna affronta gravi carenze nei settori dell’ospitalità, dell’agricoltura, delle costruzioni e dell’assistenza agli anziani, mentre la popolazione invecchia e la disoccupazione continua a diminuire. Portare i lavoratori fuori dall’economia sommersa dovrebbe ampliare la base contributiva del sistema di sicurezza sociale.
Il think-tank Funcas stima che circa 840.000 persone vivano in situazione irregolare; altre ONG indicano cifre superiori al milione. Per i datori di lavoro, l’impatto immediato è un aumento del talento legalmente impiegabile, soprattutto nei servizi e nell’agricoltura stagionale, senza i ritardi burocratici che caratterizzano i tradizionali permessi di lavoro. Le aziende che già impiegano personale irregolare hanno un incentivo a sostenere le domande per evitare sanzioni future. Le multinazionali dovrebbero rivedere le procedure di conformità e aggiornare le politiche di onboarding affinché i lavoratori appena regolarizzati siano inseriti nei sistemi di busta paga e fiscali fin dal primo giorno.
Sul piano politico, il programma ha riaperto il dibattito storico spagnolo sulla regolarizzazione di massa. I sostenitori sostengono che l’inclusione riduce lo sfruttamento e aumenta le entrate; i critici temono che possa incentivare ulteriori arrivi irregolari. Qualunque sia il verdetto, la portata dell’operazione — destinata a superare facilmente il record del 2005 di 691.655 approvazioni — fa della Spagna l’economia più accogliente dell’UE nel 2026 per quanto riguarda la migrazione.
Fonte: IMI Daily
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