
Il rimpatrio forzato di una famiglia honduregna nell’ambito dell’Accordo Canada-USA sui Paesi Terzi Sicuri (STCA) è diventato il fulcro di un nuovo tentativo giudiziario per smantellare questo patto ventennale. Gruppi di advocacy sostengono che la politica — confermata dalla Corte Suprema del Canada nel 2023 — continui a esporre i rifugiati a gravi rischi e violi gli obblighi della Carta canadese. La famiglia, identificata nei documenti giudiziari come Carlos, Antonia e il figlio Alejandro, ha tentato di richiedere asilo al confine terrestre di Fort Erie nel 2021. Poiché erano transitati prima dagli Stati Uniti, gli agenti canadesi hanno dichiarato la richiesta inammissibile e li hanno consegnati alle autorità statunitensi secondo le procedure di trasferimento previste dallo STCA. Tre anni dopo, i tre sono ancora nascosti in Honduras dopo essere stati deportati dagli USA, affrontando nuovamente minacce da parte delle gang da cui erano fuggiti. La loro esperienza, pubblicata il 21 giugno da Archynewsy, è ora prova in una richiesta di revisione giudiziaria guidata dal Canadian Council for Refugees (CCR) e da Amnesty International. I critici sottolineano che le “valvole di sicurezza” citate dalla Corte Suprema — esenzioni per motivi umanitari o di unità familiare — sono raramente applicate durante il processo di frontiera in tempo reale. Inoltre, evidenziano che gli agenti della CBSA hanno una discrezionalità limitata nel ritardare i rimpatri, lasciando ai richiedenti poco tempo per raccogliere prove di rischio o ottenere assistenza legale. Il CCR chiede alla Corte Federale di ordinare al governo di fornire statistiche dettagliate sui rimpatri STCA, sugli esiti delle detenzioni e su eventuali monitoraggi dei danni post-rimpatrio. Per i responsabili della mobilità globale, la rinnovata attenzione allo STCA va oltre una semplice questione di diritti umani. Le multinazionali che trasferiscono personale tra uffici canadesi e statunitensi registrano sempre più richieste di congedi umanitari quando i familiari estesi dei dipendenti tentano di accompagnarli. Un STCA più rigido o sospeso potrebbe influenzare i tempi di trasferimento transfrontaliero, soprattutto per i familiari a carico senza status USA che transitano attraverso aeroporti americani prima di entrare in Canada. Ottawa sostiene che gli Stati Uniti continuano a soddisfare la definizione di “paese terzo sicuro” prevista dall’accordo e afferma che eventuali modifiche devono bilanciare gli obblighi di protezione dei rifugiati con la sicurezza delle frontiere. La Corte Federale dovrebbe decidere entro l’estate se il nuovo caso potrà procedere, una sentenza che potrebbe riaprire il dibattito politico sull’intera architettura dell’asilo in Canada.
Fonte: Archynewsy
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