
Un panel diviso della Corte d'Appello del 9° Circuito degli Stati Uniti ha respinto giovedì 30 luglio la richiesta dell’amministrazione Trump di escludere automaticamente dall’udienza per la cauzione migliaia di immigrati arrestati lontano dal confine. La decisione, presa con un voto di 2 a 1, stabilisce che la maggior parte dei non cittadini fermati all’interno del territorio statunitense potrà ancora chiedere a un giudice dell’immigrazione la libertà provvisoria durante il procedimento di espulsione, evitando così la detenzione obbligatoria che può durare mesi o anni. Questa sentenza rappresenta l’ultimo di una serie di battute d’arresto giudiziarie per l’aggressiva politica di controllo dell’amministrazione. Gli avvocati governativi avevano sostenuto che una modifica del 1996 all’Immigration and Nationality Act impone la detenzione obbligatoria per chiunque venga arrestato dopo aver attraversato il confine, anche se l’arresto avviene anni dopo, ma la maggioranza ha ritenuto che il Congresso non intendesse eliminare così ampiamente la discrezionalità dei giudici. Il panel ha inoltre evidenziato l’enorme arretrato nei tribunali per l’immigrazione, che supera ormai i 4 milioni di casi, rendendo la detenzione prolungata particolarmente gravosa. Per i datori di lavoro che sponsorizzano regolarmente talenti stranieri, la sentenza elimina una minaccia imminente: quella che lavoratori preziosi, in status irregolare, possano essere trattenuti senza cauzione durante la ricerca di un rimedio legale. Tuttavia, i reparti risorse umane dovrebbero continuare a monitorare la vicenda, poiché l’amministrazione probabilmente chiederà una revisione en banc e forse l’intervento della Corte Suprema. Se il governo dovesse prevalere, le aziende potrebbero vedere personale chiave bloccato per lunghi periodi, con conseguenti interruzioni nei progetti e aumento dei costi di conformità. Praticamente, la sentenza sottolinea anche l’importanza di mantenere uno status valido e di rispondere tempestivamente a qualsiasi comunicazione da parte dell’U.S. Citizenship and Immigration Services (USCIS). Gli avvocati potrebbero consigliare ai dipendenti di portare con sé prove dello status, come notifiche di approvazione e documenti I-94, per ridurre il rischio di arresti e detenzioni ingiustificate. Le aziende con forza lavoro mobile numerosa dovrebbero rivedere i protocolli di gestione delle crisi per assicurarsi di poter localizzare e supportare il personale trattenuto. Sebbene la decisione riguardi solo i nove stati occidentali sotto la giurisdizione del 9° Circuito, l’opinione amplia una divisione già esistente con il 5° Circuito, aumentando la probabilità che la Corte Suprema si pronunci in futuro sulla questione. Fino ad allora, i responsabili della mobilità dovrebbero considerare le differenze regionali nella pianificazione dei trasferimenti e prepararsi a possibili cambiamenti repentini di policy qualora i tribunali superiori invertano la rotta.
Fonte: AP News
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