
I passeggeri di WestJet si sono svegliati la mattina del 3 agosto con una buona notizia: la seconda compagnia aerea più grande del Canada e il sindacato Canadian Union of Public Employees (CUPE Local 8125) hanno raggiunto un accordo collettivo provvisorio di quattro anni che mette fine a uno sciopero nazionale del personale di cabina durato poco più di 24 ore. Lo sciopero, iniziato nelle prime ore di domenica 2 agosto, all’inizio del lungo weekend del Civic Holiday canadese, aveva costretto WestJet a cancellare 495 voli, lasciando bloccati circa 250.000 viaggiatori in 31 aeroporti. Vacanzieri diretti verso le località di villeggiatura, viaggiatori d’affari in rientro per riunioni di lunedì e visitatori internazionali in transito verso l’Asia si sono trovati a dover cercare disperatamente camere d’albergo disponibili e soluzioni alternative per i loro spostamenti.
Sebbene i dettagli saranno resi noti solo dopo il voto di ratifica degli assistenti di volo previsto per fine mese, entrambe le parti confermano che il contratto affronta il nodo centrale della controversia: la retribuzione per le attività a terra come l’imbarco, la preparazione della cabina e l’assistenza ai passeggeri. WestJet si basava su un sistema di “credit-hour” che pagava l’equipaggio solo dal momento in cui le porte si chiudevano; il sindacato sosteneva che questo lasciava fino al 35% di ogni turno non retribuito. Con il nuovo accordo, sarà applicato un premio per il periodo di servizio che coprirà dall’accettazione del check-in fino al termine del turno, aumentando la paga oraria effettiva e avvicinando WestJet al modello di Air Canada, che ha affrontato uno sciopero simile nel 2025.
L’intesa prevede inoltre un aumento salariale del 13% retroattivo a gennaio 2026, incrementi annuali del 2,5% fino al 2029, miglioramenti nelle indennità giornaliere e tutele contro la fatica da programmazione. Per la compagnia, una rapida risoluzione evita ulteriori disagi operativi durante la stagione estiva di punta e tutela il proprio brand in vista dei redditizi lanci transatlantici autunnali. La direzione prevede di ripristinare il programma completo entro giovedì, anche se i passeggeri devono aspettarsi ritardi progressivi mentre equipaggi e aeromobili vengono riposizionati.
Dal punto di vista della mobilità globale, l’episodio ricorda come le relazioni sindacali possano sconvolgere all’improvviso programmi di viaggio aziendali e incarichi all’estero. Diverse aziende minerarie hanno segnalato interruzioni nelle rotazioni fly-in fly-out verso Fort McMurray, mentre dirigenti del settore tecnologico diretti a Silicon Valley hanno perso colloqui cruciali per il visto statunitense. I responsabili dei viaggi consigliano ai dipendenti di prevedere giorni di margine extra durante il picco di viaggi di agosto e di registrare gli itinerari nei sistemi di gestione del rischio aziendale per attivare automaticamente il supporto in caso di riprenotazioni.
A lungo termine, l’accordo potrebbe influenzare le trattative salariali in altre compagnie canadesi e operatori charter, aumentando potenzialmente i costi operativi ma riducendo il rischio di azioni di sciopero improvvise. Per i viaggiatori, la notizia immediata è positiva: il servizio sta tornando alla normalità e il precedente di una risoluzione rapida senza intervento governativo potrebbe rassicurare in vista del weekend ancora più intenso del Labour Day.
Sebbene i dettagli saranno resi noti solo dopo il voto di ratifica degli assistenti di volo previsto per fine mese, entrambe le parti confermano che il contratto affronta il nodo centrale della controversia: la retribuzione per le attività a terra come l’imbarco, la preparazione della cabina e l’assistenza ai passeggeri. WestJet si basava su un sistema di “credit-hour” che pagava l’equipaggio solo dal momento in cui le porte si chiudevano; il sindacato sosteneva che questo lasciava fino al 35% di ogni turno non retribuito. Con il nuovo accordo, sarà applicato un premio per il periodo di servizio che coprirà dall’accettazione del check-in fino al termine del turno, aumentando la paga oraria effettiva e avvicinando WestJet al modello di Air Canada, che ha affrontato uno sciopero simile nel 2025.
L’intesa prevede inoltre un aumento salariale del 13% retroattivo a gennaio 2026, incrementi annuali del 2,5% fino al 2029, miglioramenti nelle indennità giornaliere e tutele contro la fatica da programmazione. Per la compagnia, una rapida risoluzione evita ulteriori disagi operativi durante la stagione estiva di punta e tutela il proprio brand in vista dei redditizi lanci transatlantici autunnali. La direzione prevede di ripristinare il programma completo entro giovedì, anche se i passeggeri devono aspettarsi ritardi progressivi mentre equipaggi e aeromobili vengono riposizionati.
Dal punto di vista della mobilità globale, l’episodio ricorda come le relazioni sindacali possano sconvolgere all’improvviso programmi di viaggio aziendali e incarichi all’estero. Diverse aziende minerarie hanno segnalato interruzioni nelle rotazioni fly-in fly-out verso Fort McMurray, mentre dirigenti del settore tecnologico diretti a Silicon Valley hanno perso colloqui cruciali per il visto statunitense. I responsabili dei viaggi consigliano ai dipendenti di prevedere giorni di margine extra durante il picco di viaggi di agosto e di registrare gli itinerari nei sistemi di gestione del rischio aziendale per attivare automaticamente il supporto in caso di riprenotazioni.
A lungo termine, l’accordo potrebbe influenzare le trattative salariali in altre compagnie canadesi e operatori charter, aumentando potenzialmente i costi operativi ma riducendo il rischio di azioni di sciopero improvvise. Per i viaggiatori, la notizia immediata è positiva: il servizio sta tornando alla normalità e il precedente di una risoluzione rapida senza intervento governativo potrebbe rassicurare in vista del weekend ancora più intenso del Labour Day.
Fonte: Associated Press
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