
In un avviso pubblicato il 18 settembre, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato che, a partire dal 1° ottobre, i funzionari consolari esamineranno i profili social media pubblici per tre ulteriori categorie di visti non immigranti: I (rappresentanti dei media esteri), TN e TD (professionisti USMCA e loro familiari a carico). I candidati in queste categorie dovranno assicurarsi che tutti gli account social siano impostati su “pubblico” prima della programmazione del colloquio.
Questa misura estende il rigoroso controllo della presenza online già in vigore dal 2025 per studenti F-1, lavoratori specializzati H-1B, visitatori di scambio J-1, fidanzati K e molte altre categorie. Secondo l’avviso, la politica mira a fornire ai valutatori “ogni fonte di informazione disponibile” per identificare rischi di sicurezza o frode. I funzionari consolari cercheranno post che suggeriscano simpatie estremiste, dichiarazioni false sull’impiego o intenzioni non coerenti con lo scopo del visto richiesto.
Per le aziende, l’impatto maggiore riguarda la categoria TN del libero scambio nordamericano, molto utilizzata dalle filiali statunitensi per assumere con breve preavviso ingegneri, contabili e scienziati canadesi e messicani. I team HR dovranno ora informare i candidati che il personale consolare controllerà LinkedIn, X/Twitter, Instagram e altre piattaforme per titoli di lavoro corrispondenti alla lettera di assunzione e ai relativi LCA. Descrizioni di ruolo incoerenti potrebbero causare procedure amministrative 221(g) o rifiuti del visto.
Anche le organizzazioni mediatiche devono preparare i corrispondenti esteri a una maggiore trasparenza. I post critici verso le politiche USA restano espressione protetta, ma qualsiasi indicazione che il giornalista intenda svolgere attività non autorizzate al di fuori del lavoro mediatico potrebbe compromettere il visto. Gli esperti legali consigliano di archiviare contenuti più vecchi e rivedere le impostazioni sulla privacy con largo anticipo rispetto al viaggio.
Sebbene gli attivisti per la privacy mettano in dubbio l’efficacia di questi controlli sui social, il Dipartimento di Stato ribadisce che “ogni decisione sui visti è fondamentalmente una questione di sicurezza nazionale”. Le aziende che puntano a una mobilità transfrontaliera senza intoppi dovrebbero integrare senza indugio le verifiche dei social media nelle loro checklist pre-viaggio.
Questa misura estende il rigoroso controllo della presenza online già in vigore dal 2025 per studenti F-1, lavoratori specializzati H-1B, visitatori di scambio J-1, fidanzati K e molte altre categorie. Secondo l’avviso, la politica mira a fornire ai valutatori “ogni fonte di informazione disponibile” per identificare rischi di sicurezza o frode. I funzionari consolari cercheranno post che suggeriscano simpatie estremiste, dichiarazioni false sull’impiego o intenzioni non coerenti con lo scopo del visto richiesto.
Per le aziende, l’impatto maggiore riguarda la categoria TN del libero scambio nordamericano, molto utilizzata dalle filiali statunitensi per assumere con breve preavviso ingegneri, contabili e scienziati canadesi e messicani. I team HR dovranno ora informare i candidati che il personale consolare controllerà LinkedIn, X/Twitter, Instagram e altre piattaforme per titoli di lavoro corrispondenti alla lettera di assunzione e ai relativi LCA. Descrizioni di ruolo incoerenti potrebbero causare procedure amministrative 221(g) o rifiuti del visto.
Anche le organizzazioni mediatiche devono preparare i corrispondenti esteri a una maggiore trasparenza. I post critici verso le politiche USA restano espressione protetta, ma qualsiasi indicazione che il giornalista intenda svolgere attività non autorizzate al di fuori del lavoro mediatico potrebbe compromettere il visto. Gli esperti legali consigliano di archiviare contenuti più vecchi e rivedere le impostazioni sulla privacy con largo anticipo rispetto al viaggio.
Sebbene gli attivisti per la privacy mettano in dubbio l’efficacia di questi controlli sui social, il Dipartimento di Stato ribadisce che “ogni decisione sui visti è fondamentalmente una questione di sicurezza nazionale”. Le aziende che puntano a una mobilità transfrontaliera senza intoppi dovrebbero integrare senza indugio le verifiche dei social media nelle loro checklist pre-viaggio.
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