
A soli 100 giorni dall’entrata in vigore del Patto UE su Migrazione e Asilo, alti funzionari di 18 capitali europee – tra cui l’Austria – si sono incontrati a Monaco il 25 settembre per discutere la possibile revisione di alcune delle sue disposizioni più delicate. Diverse fonti diplomatiche hanno confermato a The European Times che la delegazione del Ministero dell’Interno austriaco ha spinto per procedure di rimpatrio più rapide e un uso più intenso degli strumenti di intelligenza artificiale alle frontiere esterne. I colloqui informali, convocati dal Ministero Federale dell’Interno tedesco, si sono concentrati su tre idee controverse: (1) sperimentare il controllo delle domande di asilo assistito dall’IA, (2) ampliare il database biometrico Eurodac per includere dati aggiuntivi raccolti durante i controlli di frontiera, e (3) consentire un ritiro più rapido della protezione a stranieri condannati per reati gravi. Pur non essendo state prese decisioni formali, i partecipanti hanno concordato di presentare un documento non ufficiale al Consiglio Giustizia e Affari Interni della prossima settimana a Lussemburgo, segnalando che modifiche alla normativa appena adottata sono sul tavolo. Per l’Austria, il momento è politicamente delicato. La coalizione di governo è sotto forte pressione dal Partito della Libertà per dimostrare di poter contenere la migrazione irregolare senza compromettere la libera circolazione nell’area Schengen o la mobilità aziendale. Vienna si trova quindi a dover bilanciare due interessi: proteggere la libera circolazione, pilastro della sua economia orientata all’export, e sostenere un’applicazione più rigorosa che riscuote consenso tra gli elettori nazionali. Le camere di commercio avvertono già che qualsiasi misura che rallenti i passaggi di frontiera – come un più invasivo sistema di valutazione del rischio basato sull’IA – potrebbe ostacolare i frequenti viaggi d’affari verso i mercati vicini di Germania, Ungheria e Italia. Le implicazioni pratiche per i datori di lavoro sono immediate. Le aziende che trasferiscono personale con il Permesso ICT UE o inviano lavoratori secondo la Direttiva UE sui Lavoratori Distaccati devono prepararsi a nuovi requisiti di raccolta dati negli aeroporti e alle frontiere terrestri, e a possibili tempi di elaborazione più lunghi per i lavoratori provenienti da paesi terzi. I team interni di mobilità sono invitati a verificare le clausole sulla protezione dei dati nelle lettere di distacco e a informare i dipendenti in viaggio della possibile presenza di controlli biometrici aggiuntivi. I responsabili della conformità dovrebbero inoltre monitorare l’AI Act, che classifica gli algoritmi di controllo migratorio come sistemi “ad alto rischio” soggetti a rigorosi obblighi di supervisione umana e trasparenza, in vigore da dicembre 2027. L’incontro di Monaco rappresenta solo il primo round. Qualsiasi modifica al patto dovrà ancora ottenere l’approvazione del Parlamento Europeo e superare eventuali ricorsi legali presso la Corte di Giustizia. Per ora, le organizzazioni con programmi di mobilità paneuropei dovrebbero preparare risposte per i lavoratori coinvolti, assicurarsi che le politiche di viaggio facciano riferimento al Sistema di Entrata/Uscita e rimanere vigili in vista di ulteriori segnali politici al vertice del Consiglio Europeo del 17 ottobre.
Fonte: The European Times
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