
Una sentenza della Federal Circuit and Family Court, pubblicata il 9 ottobre 2026, svela come due società di intermediazione finanziaria di Melbourne e il loro responsabile abbiano sistematicamente sottopagato e minacciato lavoratori con visti temporanei. Ansa Finance Pty Ltd e AFSL Group Pty Ltd hanno regolarmente fatto lavorare per mesi senza stipendio migranti indiani appena arrivati, licenziandoli quando chiedevano di essere pagati. L’Ombudsman per il Fair Work (FWO) ha riferito al tribunale che un lavoratore dipendente dal visto è stato lasciato in “gravi difficoltà finanziarie”, costretto a dipendere dalla famiglia all’estero per sopravvivere. La giudice Janine Young ha definito il comportamento “calcolato, ripetuto e sfruttatore”, infliggendo sanzioni per un totale di 478.880 dollari – la terza volta che Ansa Finance e il suo manager Joshua Fuoco vengono puniti. Il tribunale ha inoltre ordinato il pagamento arretrato di 30.817 dollari più interessi e contributi pensionistici. Il FWO ha sostenuto che la multa elevata fosse necessaria perché gli imputati avevano ignorato avvertimenti precedenti e continuato a prendere di mira dipendenti il cui status migratorio li rendeva riluttanti a denunciare. Per i responsabili della mobilità globale, il caso rappresenta un chiaro monito: i regolatori australiani stanno intensificando i controlli su datori di lavoro che abusano di visti temporanei e sponsorizzati. Le organizzazioni che collocano migranti qualificati o lavoratori in vacanza-lavoro presso clienti devono verificare che le catene di appalto rispettino il Fair Work Act, le condizioni dei visti e gli obblighi di reporting sulla schiavitù moderna. Tra le misure pratiche, si consiglia di auditare i sistemi di pagamento, offrire canali anonimi per segnalazioni in più lingue e garantire che gli obblighi di sponsorizzazione – come il pagamento di salari di mercato e il divieto di recuperare i costi di migrazione – siano inclusi nei contratti di servizio. La sentenza segnala inoltre una crescente disponibilità dei tribunali a imporre responsabilità personali ai singoli manager, aumentando l’esposizione di direttori e dirigenti in caso di violazioni sul lavoro che coinvolgano rischi migratori.
Fonte: Fair Work Ombudsman
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