
Il Ministero degli Affari Esteri indiano (MEA) è intervenuto rapidamente per rassicurare i professionisti indiani e i loro datori di lavoro dopo che Washington ha sospeso improvvisamente le richieste di Certificazione Permanente del Lavoro (PERM) per 10 delle più grandi aziende di servizi IT al mondo — tra cui Cognizant, Infosys, TCS, Wipro, HCLTech, Capgemini, Microsoft e Adobe — nel mezzo di indagini per frode.
Parlando a Nuova Delhi il 9 ottobre, il portavoce del MEA, Randhir Jaiswal, ha definito “ingiustificata” e “profondamente offensiva” la definizione del vicepresidente USA JD Vance del talento indiano come “ladri di lavoro”, sottolineando che la mobilità di professionisti altamente qualificati “stimola innovazione e produttività da entrambe le parti”.
Il ministero ha precisato che il PERM è una fase del processo per la green card e legalmente distinto dal programma di visto lavorativo H-1B; pertanto, i titolari attuali di H-1B e i loro familiari possono continuare a vivere e lavorare negli Stati Uniti. Tuttavia, i professionisti indiani che puntavano alla residenza permanente tramite PERM potrebbero ora affrontare ritardi pluriennali a causa delle indagini in corso.
Le principali aziende IT indiane impiegano circa 240.000 professionisti con visto H-1B negli USA e presentano oltre 30.000 domande PERM ogni anno. Gli esperti di immigrazione avvertono che, se il blocco del PERM dovesse prolungarsi, le aziende dovranno trovare strumenti alternativi per trattenere i talenti chiave, come le petizioni blanket L-1, il near-shoring in Canada o trasferimenti intra-USA. I clienti potrebbero inoltre affrontare costi di progetto più elevati se gli ingegneri senior dovessero rientrare in India ogni sei anni, al termine del periodo massimo consentito dal visto H-1B.
Per i responsabili della mobilità, le priorità immediate sono: 1) verificare le pipeline PERM per individuare i dipendenti che stanno entrando nel sesto anno di H-1B; 2) informarli sui rischi legati ai viaggi e ai requisiti di permesso temporaneo; 3) coordinarsi con i team fiscali, poiché i ritardi nella green card potrebbero prolungare la presenza fiscale negli USA.
I datori di lavoro statunitensi devono prepararsi a un aumento delle ispezioni del Dipartimento del Lavoro e garantire la rigorosa conformità ai requisiti di accesso pubblico ai documenti.
Strategicamente, l’episodio evidenzia la fragilità dei flussi di talenti tra USA e India, nonostante gli impegni recenti nell’ambito dell’Initiative on Critical and Emerging Technologies (iCET). Delhi dovrebbe sollevare la questione nei prossimi colloqui del Dialogo Commerciale, sostenendo che percorsi di immigrazione prevedibili sono essenziali per il corridoio dei servizi digitali da 191 miliardi di dollari tra i due Paesi.
Parlando a Nuova Delhi il 9 ottobre, il portavoce del MEA, Randhir Jaiswal, ha definito “ingiustificata” e “profondamente offensiva” la definizione del vicepresidente USA JD Vance del talento indiano come “ladri di lavoro”, sottolineando che la mobilità di professionisti altamente qualificati “stimola innovazione e produttività da entrambe le parti”.
Il ministero ha precisato che il PERM è una fase del processo per la green card e legalmente distinto dal programma di visto lavorativo H-1B; pertanto, i titolari attuali di H-1B e i loro familiari possono continuare a vivere e lavorare negli Stati Uniti. Tuttavia, i professionisti indiani che puntavano alla residenza permanente tramite PERM potrebbero ora affrontare ritardi pluriennali a causa delle indagini in corso.
Le principali aziende IT indiane impiegano circa 240.000 professionisti con visto H-1B negli USA e presentano oltre 30.000 domande PERM ogni anno. Gli esperti di immigrazione avvertono che, se il blocco del PERM dovesse prolungarsi, le aziende dovranno trovare strumenti alternativi per trattenere i talenti chiave, come le petizioni blanket L-1, il near-shoring in Canada o trasferimenti intra-USA. I clienti potrebbero inoltre affrontare costi di progetto più elevati se gli ingegneri senior dovessero rientrare in India ogni sei anni, al termine del periodo massimo consentito dal visto H-1B.
Per i responsabili della mobilità, le priorità immediate sono: 1) verificare le pipeline PERM per individuare i dipendenti che stanno entrando nel sesto anno di H-1B; 2) informarli sui rischi legati ai viaggi e ai requisiti di permesso temporaneo; 3) coordinarsi con i team fiscali, poiché i ritardi nella green card potrebbero prolungare la presenza fiscale negli USA.
I datori di lavoro statunitensi devono prepararsi a un aumento delle ispezioni del Dipartimento del Lavoro e garantire la rigorosa conformità ai requisiti di accesso pubblico ai documenti.
Strategicamente, l’episodio evidenzia la fragilità dei flussi di talenti tra USA e India, nonostante gli impegni recenti nell’ambito dell’Initiative on Critical and Emerging Technologies (iCET). Delhi dovrebbe sollevare la questione nei prossimi colloqui del Dialogo Commerciale, sostenendo che percorsi di immigrazione prevedibili sono essenziali per il corridoio dei servizi digitali da 191 miliardi di dollari tra i due Paesi.
Fonte: Moneycontrol
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