
A Bruxelles, il 29 gennaio 2026, la Commissione Europea ha approvato la sua prima Strategia per i Visti UE, una roadmap di 40 pagine che punta a fare dell’Europa «il polo di talenti più attraente al mondo», integrando al contempo nuovi controlli di sicurezza alle frontiere esterne del blocco. Sebbene il comunicato stampa si sia concentrato sui grandi Stati membri dell’UE, la Svizzera – in quanto paese associato a Schengen – è legalmente obbligata a implementare quasi tutte le misure previste.
Al centro della strategia ci sono tre pilastri fondamentali per i datori di lavoro svizzeri che inviano regolarmente personale all’estero o accolgono specialisti stranieri nel paese. Primo, Bruxelles promette di accelerare il rilascio dei visti C a ingressi multipli per i “viaggiatori fidati” e di pubblicare una lista di aziende pre-autorizzate le cui richieste godranno di priorità. Multinazionali svizzere come Roche e ABB potrebbero così vedere ridotti i tempi di rilascio dei visti per brevi trasferte da settimane a pochi giorni. Secondo, entro il 2028 l’UE integrerà tutti i database di gestione delle frontiere – incluso il nuovo sistema biometrico Entry/Exit e ETIAS – in un’unica interfaccia di consultazione, offrendo alle guardie di frontiera di Basilea e Ginevra un’intelligence molto più ampia rispetto a oggi. Terzo, la politica dei visti diventerà uno strumento geopolitico: i paesi richiedenti che rifiuteranno di riaccogliere i propri cittadini in soggiorno irregolare potrebbero affrontare regole più severe, mentre i partner che collaborano sulla sicurezza potrebbero ottenere accessi facilitati. (travelandtourworld.com)
Per la Svizzera il lavoro pratico inizia ora. Berna dovrà recepire gli atti legislativi della strategia in ordinanze nazionali, consultare i cantoni sugli aggiornamenti dei sistemi negli aeroporti e alle frontiere terrestri, e decidere se aderire a due iniziative volontarie: l’“EU Talent Pool” (un database online che mette in contatto specialisti stranieri con datori di lavoro europei) e la rete di “Legal Gateway Offices” che sarà sperimentata in India quest’anno.
I responsabili HR e della mobilità internazionale dovrebbero prevedere budget per le integrazioni IT. L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini ha già avvertito che le licenze per i chioschi e i database collegati al sistema Entry/Exit costeranno decine di milioni di franchi; la nuova interfaccia per i visti comporterà ulteriori spese. Contemporaneamente, i team di mobilità globale possono iniziare a mappare le opportunità. I settori con carenze croniche di talenti – biotech, fintech, ingegneria – saranno probabilmente i più avvantaggiati dai visti Schengen a validità estesa e a ingressi multipli una volta avviato nel 2027 il programma per viaggiatori fidati.
Infine, le aziende devono considerare che la Commissione collega esplicitamente il rispetto delle norme sul lavoro e delle regole sul distacco dei lavoratori all’accesso alla lista prioritaria. I datori di lavoro svizzeri che hanno affrontato accuse di dumping salariale in Stati UE vicini dovranno presentare un curriculum impeccabile se vorranno che le loro lettere di invito godano del trattamento preferenziale previsto dal nuovo regime.
Al centro della strategia ci sono tre pilastri fondamentali per i datori di lavoro svizzeri che inviano regolarmente personale all’estero o accolgono specialisti stranieri nel paese. Primo, Bruxelles promette di accelerare il rilascio dei visti C a ingressi multipli per i “viaggiatori fidati” e di pubblicare una lista di aziende pre-autorizzate le cui richieste godranno di priorità. Multinazionali svizzere come Roche e ABB potrebbero così vedere ridotti i tempi di rilascio dei visti per brevi trasferte da settimane a pochi giorni. Secondo, entro il 2028 l’UE integrerà tutti i database di gestione delle frontiere – incluso il nuovo sistema biometrico Entry/Exit e ETIAS – in un’unica interfaccia di consultazione, offrendo alle guardie di frontiera di Basilea e Ginevra un’intelligence molto più ampia rispetto a oggi. Terzo, la politica dei visti diventerà uno strumento geopolitico: i paesi richiedenti che rifiuteranno di riaccogliere i propri cittadini in soggiorno irregolare potrebbero affrontare regole più severe, mentre i partner che collaborano sulla sicurezza potrebbero ottenere accessi facilitati. (travelandtourworld.com)
Per la Svizzera il lavoro pratico inizia ora. Berna dovrà recepire gli atti legislativi della strategia in ordinanze nazionali, consultare i cantoni sugli aggiornamenti dei sistemi negli aeroporti e alle frontiere terrestri, e decidere se aderire a due iniziative volontarie: l’“EU Talent Pool” (un database online che mette in contatto specialisti stranieri con datori di lavoro europei) e la rete di “Legal Gateway Offices” che sarà sperimentata in India quest’anno.
I responsabili HR e della mobilità internazionale dovrebbero prevedere budget per le integrazioni IT. L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini ha già avvertito che le licenze per i chioschi e i database collegati al sistema Entry/Exit costeranno decine di milioni di franchi; la nuova interfaccia per i visti comporterà ulteriori spese. Contemporaneamente, i team di mobilità globale possono iniziare a mappare le opportunità. I settori con carenze croniche di talenti – biotech, fintech, ingegneria – saranno probabilmente i più avvantaggiati dai visti Schengen a validità estesa e a ingressi multipli una volta avviato nel 2027 il programma per viaggiatori fidati.
Infine, le aziende devono considerare che la Commissione collega esplicitamente il rispetto delle norme sul lavoro e delle regole sul distacco dei lavoratori all’accesso alla lista prioritaria. I datori di lavoro svizzeri che hanno affrontato accuse di dumping salariale in Stati UE vicini dovranno presentare un curriculum impeccabile se vorranno che le loro lettere di invito godano del trattamento preferenziale previsto dal nuovo regime.
Fonte: Travel and Tour World
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