
Durante l’audizione davanti alla commissione dell’Assemblea Nazionale sulla migrazione nel Canale della Manica, il 27 febbraio, Laurent Touvet, direttore generale della divisione immigrazione del Ministero dell’Interno (DGEF), ha rivelato che dal 2023 il Regno Unito ha trasferito alla Francia 540 milioni di euro per rafforzare pattugliamenti, droni, torri di sorveglianza e strutture di accoglienza lungo la costa settentrionale. Il Regno Unito finanzia quindi circa il 62% dello sforzo bilaterale, mentre la Francia contribuisce con il restante 38% (circa 331 milioni di euro). Touvet ha precisato che i fondi coprono 700 agenti di gendarmeria e polizia aggiuntivi, attrezzature per la visione notturna, veicoli di comando e l’ampliamento della capacità di detenzione a Calais, Dunkerque e Cherbourg. Queste rivelazioni smentiscono le affermazioni di lunga data dei politici britannici secondo cui la spesa francese sarebbe insufficiente, mentre i deputati francesi hanno denunciato “vaghezza e opacità” nell’utilizzo delle somme. Le organizzazioni per i diritti umani hanno sottolineato che le traversate hanno superato le 41.000 nel 2025 e che almeno 29 migranti sono morti, mettendo in dubbio il rapporto costi-benefici e chiedendo un approccio umanitario prioritario. Per i responsabili della mobilità aziendale, i dati confermano che i controlli intensificati sulla costa del Canale non diminuiranno. I servizi di autobus, i trasportatori merci e i lavoratori distaccati devono aspettarsi controlli a campione, ispezioni con unità cinofile e rallentamenti al traffico nei porti e ai terminal dell’Eurotunnel. Le aziende che movimentano merci di alto valore attraverso Calais dovrebbero prevedere tempi di margine e assicurarsi che il personale abbia certificati A1 e documenti di diritto al lavoro, poiché i vettori segnalano verifiche d’identità più frequenti. La rivelazione anticipa anche la prossima politica: Londra e Parigi stanno negoziando il nuovo ciclo di finanziamento pluriennale che inizierà nell’aprile 2026. Gli osservatori prevedono condizioni che leghino ulteriori fondi britannici a riduzioni misurabili delle traversate, traducendosi in pratiche di frontiera francesi ancora più rigide, centri di detenzione a decisione rapida e pressioni per rimpatri congiunti nei paesi d’origine. Le imprese che impiegano personale stagionale in transito attraverso il nord della Francia dovrebbero pianificare rotte alternative – ad esempio Eurostar via Bruxelles – e rivedere i protocolli di assistenza per i viaggiatori che potrebbero trovarsi coinvolti in operazioni di polizia vicino alle spiagge di sbarco. Strategicamente, il modello franco-britannico sta diventando un esempio per gli accordi sulle frontiere esterne dell’UE che combinano aiuti di polizia con obiettivi di controllo migratorio. I professionisti della mobilità devono monitorare possibili repliche di questo modello al confine tra Italia e Slovenia e negli enclavi spagnoli in Marocco, che potrebbero influenzare la gestione del personale e le catene logistiche in tutta Europa.
Fonte: The Local France (AFP wire)
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