
Un reportage della radiotelevisione pubblica svizzera SWI swissinfo.ch ha rivelato che, nonostante una forte domanda, ben 70 posti sui due voli di rimpatrio di Edelweiss del 7 marzo sono rimasti vuoti. Questa situazione ha riacceso il dibattito sulla dipendenza della Svizzera dal sistema di registrazione Travel Admin e sul metodo “primo arrivato, primo servito” per la distribuzione di posti limitati. I dati operativi mostrano 19 no-show sulla tratta Muscat-Zurigo e 51 sulla rotazione Salalah-Hurghada-Zurigo. I responsabili della compagnia aerea attribuiscono la discrepanza ai rapidi cambiamenti nei controlli di sicurezza aeroportuali, alle regole di uscita dall’immigrazione in Oman decise all’ultimo minuto e all’impossibilità di alcuni viaggiatori di transitare su autostrade chiuse negli Emirati Arabi Uniti. I responsabili dei viaggi aziendali denunciano una mancanza di coordinamento tra le comunicazioni governative e la realtà sul campo. Mentre il DFAE invita i cittadini a essere “autonomi”, le compagnie aeree richiedono liste passeggeri definitive con largo anticipo per ottenere i permessi necessari. Alcune aziende hanno iniziato a impiegare fornitori logistici locali per accompagnare i dipendenti attraverso i posti di controllo e fornire SIM locali per ricevere aggiornamenti in tempo reale sulle porte d’imbarco. Edelweiss sostiene che dividere la rotazione del weekend in due voli sia stata la soluzione più rapida per aumentare la capacità, ma ammette che manifesti passeggeri aggiornati o progressivi potrebbero essere più efficaci se verranno autorizzati ulteriori voli. Gli avvocati del settore aereo sottolineano che i posti vuoti compromettono i calcoli di recupero dei costi e potrebbero scoraggiare le compagnie dal mettere a disposizione gli aerei, a meno che non vengano chiariti i meccanismi di compensazione. Le associazioni di categoria chiedono un protocollo pubblico-privato più chiaro, che includa la raccolta anticipata della domanda aziendale, liste passeggeri pre-approvate e procedure semplificate per i visti all’arrivo per i cittadini di paesi terzi in transito coinvolti nella crisi.
Fonte: SWI swissinfo.ch