
Giovedì sera, 19 marzo, gli aeroporti statunitensi hanno emesso un avviso senza precedenti sui social media, invitando i passeggeri ad arrivare “almeno tre ore prima, anche per i voli nazionali”. L’allerta è arrivata dopo il secondo giorno consecutivo di assenze elevate tra gli agenti della Transportation Security Administration (TSA), che non percepiscono stipendio da quando, il 10 marzo, è iniziato il parziale shutdown del Dipartimento della Sicurezza Interna. Un reportage dell’Associated Press ha catturato il clima di incertezza: a Miami International i tempi di attesa ai controlli di sicurezza hanno raggiunto i 95 minuti a mezzogiorno, mentre a Phoenix Sky Harbor le code sono passate da 70 a 20 minuti in sole due ore, grazie allo spostamento degli addetti tra i terminal da parte dei manager. Per i responsabili dei viaggi aziendali, la volatilità è più difficile da gestire rispetto ai ritardi stessi, perché i dati storici non sono più affidabili per prevedere i flussi futuri. Le compagnie aeree hanno iniziato a inviare stime in tempo reale delle code ai clienti delle cabine premium e ai membri top dei programmi fedeltà, e alcune permettono ai passeggeri di business class di utilizzare gli ingressi riservati all’equipaggio nei terminal più congestionati. Nel frattempo, gli operatori aeroportuali hanno accelerato l’installazione dei varchi biometrici facciali, originariamente previsti per l’estate, sostenendo che questa tecnologia può ridurre i tempi di controllo dei documenti fino al 30% anche con personale ridotto. Gli attivisti per la privacy avvertono però che un’implementazione d’emergenza rischia di bypassare le consultazioni pubbliche e potrebbe portare a un’infrastruttura di sorveglianza permanente nata da una crisi. Per i team di mobilità globale che spostano dirigenti o specialisti negli Stati Uniti, il consiglio pratico è di prevedere tempi di scalo più lunghi, acquistare biglietti completamente rimborsabili e ricordare ai viaggiatori che le code TSA-PreCheck non sono più una garanzia: a Dallas–Fort Worth e Newark Liberty, infatti, il 19 marzo le corsie PreCheck sono state chiuse a intermittenza mentre i supervisori spostavano gli agenti ai controlli standard. Le aziende con esigenze di viaggio critiche dovrebbero anche rivedere i piani di emergenza, come i servizi in terminal privati (PS LAX, Chase Sapphire Lounge by TSA), che operano fuori dai controlli standard, ma a costi molto elevati. Con il Congresso ancora impegnato a discutere un emendamento sull’applicazione dell’immigrazione, considerato l’ostacolo principale per un accordo sul finanziamento, gli analisti del settore ritengono che la prospettiva di un altro weekend di code caotiche potrebbe finalmente sbloccare le trattative. Fino ad allora, i responsabili della mobilità dovranno tenere un occhio sul Parlamento e l’altro sui turni imprevedibili della TSA.
Fonte: Associated Press
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