
Una serie di corrispondenze rilasciate in base alle norme sulla libertà di informazione rivela che Airlines for America (A4A)—il gruppo di lobby che rappresenta tutte le principali compagnie aeree passeggeri statunitensi—sta esercitando pressioni sul governo irlandese da oltre un anno per eliminare il limite di 32 milioni di passeggeri all’aeroporto di Dublino. In una lettera dal tono deciso consegnata al Ministro dei Trasporti Darragh O’Brien il 28 aprile 2025 e resa pubblica il 5 aprile 2026, A4A ha avvertito che il tetto “rischia di compromettere l’Accordo Open Skies UE-USA” e potrebbe costringere le compagnie americane a ridurre i voli verso l’Irlanda qualora le autorità regolatorie inizino a respingere nuovi collegamenti.
Il limite di passeggeri risale a una condizione di pianificazione del 2007, che prevedeva la necessità di un terzo terminal una volta superata la soglia di 32 milioni di passeggeri annui. Tuttavia, grazie ai progressi tecnologici e agli aggiornamenti dei terminal, questo traguardo è stato superato in termini pratici già da diversi anni; l’aeroporto ha gestito 36,4 milioni di passeggeri nel 2025 e prevede di superare i 38 milioni nel 2026. Il tetto, però, resta inserito nell’autorizzazione operativa dell’aeroporto di Dublino, creando un rischio legale per qualsiasi compagnia che tenti di aumentare la capacità durante l’estate.
I documenti mostrano che le compagnie aeree statunitensi hanno più volte espresso le loro preoccupazioni in incontri di alto livello con funzionari irlandesi e con la Commissione Congiunta per i Trasporti dell’Oireachtas. Il CEO di A4A, Chris Sununu, ha sostenuto che spingere i vettori a lungo raggio verso Shannon o aeroporti non irlandesi “distorcerebbe la concorrenza” e violerebbe l’Articolo 3 dell’Accordo Open Skies, che vieta restrizioni artificiali alla capacità. Il gruppo di lobby ha già chiesto al Dipartimento dei Trasporti USA di verificare la conformità dell’Irlanda e ha lasciato intendere possibili misure di ritorsione qualora i voli venissero bloccati.
In risposta, il Ministro O’Brien ha pubblicato un disegno di legge—il Dublin Airport (Passenger Capacity) Bill 2026—che gli conferirebbe il potere di modificare o abolire il limite senza dover passare per una revisione completa della pianificazione. Fonti del settore prevedono che il disegno di legge sarà approvato prima della pausa estiva del Dáil, ma avvertono che eventuali ritardi potrebbero costringere le compagnie aeree a riorganizzare all’ultimo minuto i passeggeri del periodo di punta.
Per i responsabili della mobilità globale, la disputa va oltre la semplice politica. I programmi di viaggio aziendali basati sull’ampia rete USA di Dublino potrebbero subire cambiamenti improvvisi nei piani di volo se il limite dovesse entrare in vigore. I team HR che gestiscono trasferimenti con visti J-1 o L-1 rischiano inoltre tariffe più alte e disponibilità di posti limitata proprio nel momento in cui i dipendenti devono trasferirsi per il nuovo anno fiscale statunitense. Le aziende sono quindi consigliate di prenotare i viaggi con largo anticipo, monitorare attentamente i tempi legislativi e predisporre percorsi alternativi via Shannon o Regno Unito.
Il limite di passeggeri risale a una condizione di pianificazione del 2007, che prevedeva la necessità di un terzo terminal una volta superata la soglia di 32 milioni di passeggeri annui. Tuttavia, grazie ai progressi tecnologici e agli aggiornamenti dei terminal, questo traguardo è stato superato in termini pratici già da diversi anni; l’aeroporto ha gestito 36,4 milioni di passeggeri nel 2025 e prevede di superare i 38 milioni nel 2026. Il tetto, però, resta inserito nell’autorizzazione operativa dell’aeroporto di Dublino, creando un rischio legale per qualsiasi compagnia che tenti di aumentare la capacità durante l’estate.
I documenti mostrano che le compagnie aeree statunitensi hanno più volte espresso le loro preoccupazioni in incontri di alto livello con funzionari irlandesi e con la Commissione Congiunta per i Trasporti dell’Oireachtas. Il CEO di A4A, Chris Sununu, ha sostenuto che spingere i vettori a lungo raggio verso Shannon o aeroporti non irlandesi “distorcerebbe la concorrenza” e violerebbe l’Articolo 3 dell’Accordo Open Skies, che vieta restrizioni artificiali alla capacità. Il gruppo di lobby ha già chiesto al Dipartimento dei Trasporti USA di verificare la conformità dell’Irlanda e ha lasciato intendere possibili misure di ritorsione qualora i voli venissero bloccati.
In risposta, il Ministro O’Brien ha pubblicato un disegno di legge—il Dublin Airport (Passenger Capacity) Bill 2026—che gli conferirebbe il potere di modificare o abolire il limite senza dover passare per una revisione completa della pianificazione. Fonti del settore prevedono che il disegno di legge sarà approvato prima della pausa estiva del Dáil, ma avvertono che eventuali ritardi potrebbero costringere le compagnie aeree a riorganizzare all’ultimo minuto i passeggeri del periodo di punta.
Per i responsabili della mobilità globale, la disputa va oltre la semplice politica. I programmi di viaggio aziendali basati sull’ampia rete USA di Dublino potrebbero subire cambiamenti improvvisi nei piani di volo se il limite dovesse entrare in vigore. I team HR che gestiscono trasferimenti con visti J-1 o L-1 rischiano inoltre tariffe più alte e disponibilità di posti limitata proprio nel momento in cui i dipendenti devono trasferirsi per il nuovo anno fiscale statunitense. Le aziende sono quindi consigliate di prenotare i viaggi con largo anticipo, monitorare attentamente i tempi legislativi e predisporre percorsi alternativi via Shannon o Regno Unito.
Fonte: The Irish Times
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