
La coalizione di centrodestra austriaca ha completato una bozza di 33 pagine della legge sulle Obbligazioni di Integrazione, che renderebbe obbligatoria la partecipazione a programmi di lingua tedesca, valori civici e mercato del lavoro per richiedenti asilo e rifugiati. Secondo la proposta, chi salta ripetutamente i corsi obbligatori o rifiuta di firmare la “carta dei valori” potrebbe incorrere in multe amministrative fino a 5.000 euro o in una pena sostitutiva fino a tre settimane di reclusione. I primi assenti pagherebbero tra 250 e 1.500 euro. La ministra dell’Integrazione Claudia Bauer (ÖVP) sostiene che la misura risponde a un “deficit di applicazione”: i dati governativi indicano 48.000 persone protette attualmente disoccupate e oltre 13.000 abbandoni ingiustificati dai corsi di lingua ogni anno. Bauer afferma che la volontarietà “ha fallito clamorosamente” e che sono necessarie sanzioni più severe per accelerare l’integrazione nel mercato del lavoro e ridurre la spesa sociale. Il disegno di legge obbliga inoltre il Fondo Austriaco per l’Integrazione (ÖIF) a segnalare direttamente alle autorità distrettuali i frequentatori assenti ai corsi. La bozza ha scatenato un acceso dibattito all’interno della coalizione austriaca a tre partiti. I Socialdemocratici (SPÖ) accusano Bauer di “populismo” e insistono che la legge non possa essere approvata prima di una riforma collegata della legge sull’assistenza sociale, poiché i benefici verrebbero ridotti per chi viola le regole di integrazione. I liberali di NEOS avvertono che le multe coercitive rischiano di creare “società parallele” se non accompagnate da un rapido riconoscimento delle competenze e da supporto per l’inserimento lavorativo. Le associazioni imprenditoriali accolgono positivamente obblighi più chiari, sottolineando la persistente carenza di manodopera nei settori dell’edilizia, dell’assistenza e del turismo. Tuttavia, le ONG che lavorano con i rifugiati temono che la minaccia del carcere possa scoraggiare le persone vulnerabili dal cercare aiuto o dal denunciare datori di lavoro abusivi. Se approvata nella forma attuale, l’Austria si collocherebbe tra i regimi di integrazione più severi dell’UE e potrebbe essere sottoposta a verifica legale a Bruxelles per proporzionalità e tutela dei diritti umani. Le aziende multinazionali dovrebbero monitorare il calendario parlamentare (prima lettura prevista prima della pausa estiva) e prepararsi a obblighi di segnalazione più stringenti quando assegnano dipendenti o stagisti provenienti da paesi terzi in Austria. I team HR potrebbero inoltre dover prevedere nel budget le spese per i corsi obbligatori e considerare possibili ritardi nelle date di inizio lavoro durante la definizione dei dettagli attuativi.
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