
L’edizione del 14 aprile del digest sulle notizie sull’immigrazione di VisaPro conferma che il Dipartimento di Stato e l’U.S. Citizenship and Immigration Services (USCIS) hanno esteso i controlli sui social media a numerose categorie di visti non immigranti e immigranti. Gli ufficiali consolari ora possono richiedere i nomi utente su più di una dozzina di piattaforme — da LinkedIn a TikTok — ogni volta che un richiedente attiva determinati segnali di sicurezza predefiniti. Questa misura si basa su programmi pilota avviati dopo il 2020, ma rende i controlli una prassi standard per i visti H-1B, L-1, E-2, F-1 e persino per i visti K-1 per fidanzati/e. Le autorità sostengono che la modifica colma lacune di intelligence emerse in diversi casi di sicurezza di alto profilo, mentre i difensori della privacy mettono in guardia contro la raccolta eccessiva di dati e decisioni incoerenti. A differenza delle versioni precedenti, il nuovo modulo DS-5535 elenca le piattaforme in modo dinamico, permettendo agli uffici consolari di aggiornare l’elenco senza ulteriori approvazioni dall’OMB. I richiedenti che non dichiarano tutti i propri account rischiano di essere accusati di “falsa dichiarazione”, con il possibile effetto di divieti a vita negli Stati Uniti. Per i datori di lavoro, la principale preoccupazione è il ritardo. I casi soggetti alla cosiddetta “elaborazione amministrativa obbligatoria” a causa della revisione dei social media possono rimanere bloccati per settimane, complicando le date di inizio e i programmi di rotazione. Gli avvocati consigliano ai candidati di eliminare account inattivi e di assicurarsi che i nomi utente corrispondano ai dati biometrici del passaporto per evitare discrepanze nei sistemi di verifica automatica. La politica si integra anche con la nuova versione del modulo I-129 dell’USCIS, in vigore dal 1° aprile, che aggiunge domande sulla presenza online per le petizioni H-1B e H-1B1. Gli sponsor devono certificare che i dipendenti hanno dichiarato tutti i profili social professionali legati al ruolo negli Stati Uniti — un potenziale rischio se i dati interni delle risorse umane sono incompleti.
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