
Il Mediatore Federale del Belgio ha ufficialmente invitato il Ministero degli Affari Esteri e l’Ufficio Immigrazione a rivedere le procedure per il rilascio dei visti, che attualmente obbligano i richiedenti a presentarsi di persona presso un’ambasciata belga, talvolta in zone di conflitto, prima che le loro pratiche vengano accettate. In un rapporto pubblicato il 16 aprile, il Mediatore Jérôme Aass ha sottolineato come questa regola “mancasse di una base giuridica” e potesse esporre le famiglie a rischi fisici e costi di viaggio proibitivi. Aass ha evidenziato il caso dei cittadini afghani costretti a recarsi a Islamabad per presentare domanda, osservando che attraversare regioni instabili contraddice l’impegno del Belgio a un trattamento umano. L’ufficio del Mediatore ha documentato anni di reclami riguardanti lunghi tempi di attesa, rifiuti poco trasparenti e standard di servizio incoerenti tra le diverse missioni diplomatiche.
Sebbene il Belgio abbia introdotto una “procedura Afrin” dopo una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2023, che consente la presentazione remota in circostanze eccezionali, il Mediatore rileva che la soluzione resta frammentaria e discrezionale. Le raccomandazioni principali includono: 1) l’adozione della presentazione remota (via e-mail o portale sicuro) come opzione standard; 2) l’introduzione di colloqui video e kit biometrici mobili per ridurre le visite in ambasciata; 3) l’armonizzazione delle lettere di decisione per rispettare le norme di trasparenza UE; 4) la riallocazione del personale per ridurre le liste d’attesa nei posti con alto volume di richieste.
Il Mediatore propone inoltre un cruscotto pubblico che mostri i tempi di elaborazione, utile alle aziende per pianificare le missioni. Per le multinazionali il tempismo è cruciale: le riforme belghe sulla migrazione lavorativa in vigore quest’anno complicano già l’acquisizione di talenti. Un processo digitale snello ridurrebbe i costi di conformità per trasferimenti intra-aziendali e incarichi a progetto, soprattutto da mercati dove il Belgio non dispone di una rete consolare completa. I team HR dovrebbero monitorare le consultazioni successive, poiché eventuali progetti pilota potrebbero aprire canali digitali limitati già dal terzo trimestre 2026.
Il Ministero degli Affari Esteri ha dichiarato di “stare esaminando attentamente le raccomandazioni”, ma ha avvertito che l’implementazione della raccolta biometrica sicura fuori dalle sedi diplomatiche richiederà l’approvazione del budget. Gli stakeholder si aspettano un piano d’azione formale prima della pausa estiva; in caso di ritardi, gruppi di advocacy potrebbero ricorrere in giudizio, citando il precedente della CGUE secondo cui gli Stati membri devono offrire “alternative praticabili” quando la presentazione in presenza è pericolosa. Le aziende dovrebbero quindi prepararsi a partecipare a consultazioni di settore per sollecitare tempistiche di transizione prevedibili.
Sebbene il Belgio abbia introdotto una “procedura Afrin” dopo una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2023, che consente la presentazione remota in circostanze eccezionali, il Mediatore rileva che la soluzione resta frammentaria e discrezionale. Le raccomandazioni principali includono: 1) l’adozione della presentazione remota (via e-mail o portale sicuro) come opzione standard; 2) l’introduzione di colloqui video e kit biometrici mobili per ridurre le visite in ambasciata; 3) l’armonizzazione delle lettere di decisione per rispettare le norme di trasparenza UE; 4) la riallocazione del personale per ridurre le liste d’attesa nei posti con alto volume di richieste.
Il Mediatore propone inoltre un cruscotto pubblico che mostri i tempi di elaborazione, utile alle aziende per pianificare le missioni. Per le multinazionali il tempismo è cruciale: le riforme belghe sulla migrazione lavorativa in vigore quest’anno complicano già l’acquisizione di talenti. Un processo digitale snello ridurrebbe i costi di conformità per trasferimenti intra-aziendali e incarichi a progetto, soprattutto da mercati dove il Belgio non dispone di una rete consolare completa. I team HR dovrebbero monitorare le consultazioni successive, poiché eventuali progetti pilota potrebbero aprire canali digitali limitati già dal terzo trimestre 2026.
Il Ministero degli Affari Esteri ha dichiarato di “stare esaminando attentamente le raccomandazioni”, ma ha avvertito che l’implementazione della raccolta biometrica sicura fuori dalle sedi diplomatiche richiederà l’approvazione del budget. Gli stakeholder si aspettano un piano d’azione formale prima della pausa estiva; in caso di ritardi, gruppi di advocacy potrebbero ricorrere in giudizio, citando il precedente della CGUE secondo cui gli Stati membri devono offrire “alternative praticabili” quando la presentazione in presenza è pericolosa. Le aziende dovrebbero quindi prepararsi a partecipare a consultazioni di settore per sollecitare tempistiche di transizione prevedibili.
Fonte: The Brussels Times
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