
Il Dipartimento Immigrazione di Hong Kong ha pubblicato silenziosamente un avviso secondo cui, a partire dal 19 giugno 2026, tutte le nuove domande di visto per collaboratori domestici stranieri, studenti a tempo pieno e familiari a carico dovranno includere una dichiarazione sulle eventuali condanne penali pregresse. Le autorità spiegano che la misura mira a «rafforzare la sicurezza pubblica e allinearsi agli standard internazionali di due diligence», uniformando queste categorie ai programmi di reclutamento di talenti che richiedono certificati di polizia dal febbraio scorso.
Secondo la nuova normativa, i richiedenti dovranno ottenere un certificato autenticato di assenza di condanne penali (CNCC) da ogni giurisdizione in cui hanno vissuto per più di 12 mesi negli ultimi dieci anni. Le agenzie che collocano circa 330.000 lavoratori migranti a Hong Kong avvertono che i tempi di elaborazione in Indonesia e Filippine possono già arrivare a sei settimane; temono che la burocrazia aggiuntiva possa far slittare le tempistiche oltre il picco stagionale delle assunzioni estive, lasciando molte famiglie senza assistenza domestica.
Per le aziende, l’impatto maggiore riguarderà stagisti e personale junior in arrivo con visti per formazione, studio o familiari a carico, che finora potevano contare su approvazioni rapide. I responsabili delle risorse umane dovranno prevedere un budget aggiuntivo tra 300 e 1.000 HKD per ogni richiedente per le verifiche di polizia estere e considerare almeno un mese di margine nei tempi di inizio incarico.
Gli esperti legali sottolineano che Hong Kong non ha ancora introdotto l’obbligo di rilevamento delle impronte digitali o controlli biometrici, a differenza di Regno Unito o Singapore. Tuttavia, dichiarazioni false possono comportare il rifiuto del visto, divieti di ingresso futuri e, se scoperte dopo il rilascio, procedimenti penali. Per questo motivo, i datori di lavoro sono invitati ad aggiornare le checklist di onboarding e a informare i partner di reclutamento sulle novità.
Il Dipartimento Immigrazione ha annunciato che valuterà l’efficacia del sistema dopo 12 mesi. Se i dati evidenzieranno un beneficio concreto in termini di sicurezza, l’obbligo di dichiarazione potrebbe essere esteso nel 2027 anche al flusso di visti per la General Employment Policy (GEP), coinvolgendo in modo più ampio le multinazionali.
Secondo la nuova normativa, i richiedenti dovranno ottenere un certificato autenticato di assenza di condanne penali (CNCC) da ogni giurisdizione in cui hanno vissuto per più di 12 mesi negli ultimi dieci anni. Le agenzie che collocano circa 330.000 lavoratori migranti a Hong Kong avvertono che i tempi di elaborazione in Indonesia e Filippine possono già arrivare a sei settimane; temono che la burocrazia aggiuntiva possa far slittare le tempistiche oltre il picco stagionale delle assunzioni estive, lasciando molte famiglie senza assistenza domestica.
Per le aziende, l’impatto maggiore riguarderà stagisti e personale junior in arrivo con visti per formazione, studio o familiari a carico, che finora potevano contare su approvazioni rapide. I responsabili delle risorse umane dovranno prevedere un budget aggiuntivo tra 300 e 1.000 HKD per ogni richiedente per le verifiche di polizia estere e considerare almeno un mese di margine nei tempi di inizio incarico.
Gli esperti legali sottolineano che Hong Kong non ha ancora introdotto l’obbligo di rilevamento delle impronte digitali o controlli biometrici, a differenza di Regno Unito o Singapore. Tuttavia, dichiarazioni false possono comportare il rifiuto del visto, divieti di ingresso futuri e, se scoperte dopo il rilascio, procedimenti penali. Per questo motivo, i datori di lavoro sono invitati ad aggiornare le checklist di onboarding e a informare i partner di reclutamento sulle novità.
Il Dipartimento Immigrazione ha annunciato che valuterà l’efficacia del sistema dopo 12 mesi. Se i dati evidenzieranno un beneficio concreto in termini di sicurezza, l’obbligo di dichiarazione potrebbe essere esteso nel 2027 anche al flusso di visti per la General Employment Policy (GEP), coinvolgendo in modo più ampio le multinazionali.
Fonte: Hong Kong News
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