
In una nota politica pubblicata discretamente e visionata da esperti legali di Squire Patton Boggs, nonché riportata dal National Law Review il 3 maggio, il Home Office ha confermato che dal 1° ottobre 2026 il regime digitale del Right-to-Work si estenderà a subappaltatori esclusivamente di manodopera, personale assunto tramite agenzie interinali e alcune categorie di lavoratori autonomi della gig economy. Attualmente, i datori di lavoro ottengono una “scusante legale” contro le sanzioni per lavoro irregolare effettuando controlli documentali o online sui dipendenti diretti. Dal prossimo anno, tale obbligo si estenderà a qualsiasi soggetto che “diriga o supervisioni” la manodopera, anche se il lavoratore è retribuito da un intermediario. La modifica arriva in seguito a un aumento del lavoro sommerso rilevato nei settori dell’ospitalità e della logistica dopo l’abolizione dei controlli virtuali COVID. Le nuove regole richiederanno agli utilizzatori finali di ottenere una garanzia documentale che l’agenzia o la piattaforma fornitrice abbia effettuato un controllo digitale dell’identità conforme, utilizzando un IDSP certificato dal Home Office. La mancata osservanza esporrà l’utilizzatore a multe fino a 60.000 sterline per lavoratore e, nei casi più gravi, a procedimenti penali. Le aziende con ecosistemi complessi di appaltatori — come consulenze IT, piattaforme di consegna cibo e grandi progetti edilizi — dovranno quindi aggiornare i contratti di fornitura, auditare le catene di approvvigionamento e integrare la verifica tramite share code nei processi di onboarding. I responsabili HR sono invitati a prevedere nel budget software di compliance aggiuntivi e formazione del personale ben prima dell’entrata in vigore prevista per l’estate prossima. Sebbene l’estensione normativa sia ancora soggetta a legislazione secondaria, i funzionari hanno confermato che in autunno sarà pubblicata una guida dettagliata, offrendo ai datori di lavoro un periodo di transizione di 12 mesi. L’annuncio sottolinea la spinta del Home Office verso un sistema di immigrazione completamente digitale entro il 2026.
Fonte: National Law Review
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