
Il tanto atteso avvio del Sistema biometrico di Entrata/Uscita (EES) dell’UE in Francia è entrato in una fase decisiva, e i viaggiatori stanno iniziando a percepirne gli effetti, in meglio o in peggio. Il 15 maggio, The Local ha raccolto numerose testimonianze dirette dagli aeroporti e dai porti dei traghetti in tutto il Paese, rivelando esperienze molto diverse tra loro. A Bergerac, nel Dordogna, i lettori hanno elogiato gli agenti di frontiera per aver segnalato chiaramente una corsia dedicata ai cittadini UE e residenti, e per aver chiesto proattivamente ai titolari di passaporti britannici se fossero in possesso di una carte de séjour francese, facilitandone così il passaggio. Durante le ore di punta erano aperti tre sportelli e le code restavano brevi. Al contrario, a Bordeaux–Mérignac sono state pubblicate foto di lunghe file che si snodavano fino all’area duty-free, con lamentele per la presenza di soli due sportelli manuali attivi mentre i chioschi EES rimanevano inutilizzati. Questo quadro variegato non sorprende: sebbene il sistema sia ufficialmente operativo in tutta l’UE dal 10 aprile, la Francia ha ottenuto deroghe temporanee per alcuni punti di passaggio ad alto traffico (Eurostar, Eurotunnel, traghetti del Canale) e per aeroporti regionali con integrazioni IT in ritardo. Le autorità governative assicurano che le deroghe saranno eliminate gradualmente tra giugno e agosto, ma compagnie aeree come easyJet e Ryanair hanno già allungato i tempi di blocco sulle rotte UK–Francia per assorbire eventuali ritardi. Dietro le quinte, gli operatori aeroportuali stanno ancora affrontando vincoli pratici. Parigi-Charles-de-Gaulle, che nel 2025 ha gestito 24 milioni di passeggeri extra-UE, deve installare 172 chioschi aggiuntivi e riorganizzare gli spazi per le code prima del picco estivo. I centri regionali più piccoli devono fare i conti con problemi di personale: la registrazione biometrica richiede 65–90 secondi per viaggiatore, contro i 15 secondi per un timbro sul passaporto, rendendo obsoleta la tradizionale proporzione di quattro sportelli per milione di passeggeri annui. Per i viaggiatori frequenti e le multinazionali, le conseguenze sono immediate. I residenti non UE in Francia sono esentati dalla registrazione EES, ma una formazione non uniforme porta talvolta a indirizzarli erroneamente verso la corsia più lunga dedicata ai cittadini di paesi terzi. I responsabili della mobilità internazionale consigliano quindi ai dipendenti in trasferta di portare con sé sia passaporto che carte de séjour, e di prevedere un extra di 30–45 minuti fino a quando le procedure non si stabilizzeranno. Le aziende che gestiscono navette transfrontaliere stanno rivedendo gli orari di prelievo, mentre le società di relocation sottolineano l’importanza della validità del passaporto: i chioschi rifiutano documenti con meno di tre mesi di validità residua, una regola prima applicata solo sporadicamente. Nel medio termine, tuttavia, la maggior parte degli esperti prevede benefici. Una volta che le code iniziali si ridurranno, l’EES automatizzerà il calcolo dei 90/180 giorni per i visitatori senza visto e permetterà ai residenti di utilizzare varchi elettronici dedicati. Il sistema è inoltre prerequisito per ETIAS, l’autorizzazione di viaggio da 20 euro attesa per novembre 2026. Fino ad allora, i resoconti diretti dei passeggeri restano uno dei pochi indicatori affidabili per capire dove le nuove regole funzionano e dove necessitano ancora di aggiustamenti.
Fonte: The Local France
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