
Il Ministero del Lavoro e dell'Occupazione (MTE) ha confermato il 22 maggio il salvataggio di due donne da condizioni analoghe alla schiavitù nello stato di Santa Catarina, tra cui una domestica etiope portata in Brasile senza visto di lavoro. La cittadina etiope era stata reclutata a Dubai da un'agenzia di collocamento estera e trasportata a Florianópolis da una coppia brasiliano-araba che le aveva confiscato il passaporto, costringendola a lavorare 15 ore al giorno e limitandone la libertà di movimento. I ispettori del lavoro, supportati dalla Polizia Federale e dalla Procura, hanno scoperto il caso durante un'operazione più ampia contro la servitù domestica e la migrazione irregolare. I datori di lavoro sono accusati di tratta di esseri umani, intermediazione illecita di manodopera e violazioni della Legge sull'Immigrazione brasiliana, che prevede multe fino a 100.000 R$ per lavoratore impiegato senza autorizzazione di soggiorno. I casi di lavoratrici domestiche migranti sfruttate sono aumentati dalla pandemia, quando molte famiglie benestanti hanno iniziato a reclutare assistenti tramite piattaforme online transfrontaliere. In risposta, il MTE sta preparando un nuovo decreto che renderà obbligatorio per le agenzie registrare tutte le assunzioni di lavoratori stranieri nel sistema Migrante Web prima dell'imbarco. Le aziende che assumono personale convivente — frequente nei pacchetti per espatriati di alto livello — dovrebbero rivedere immediatamente i contratti con i fornitori per garantire la completa tracciabilità dei canali di reclutamento. Il salvataggio evidenzia anche l’uso deciso dei poteri ispettivi del lavoro in Brasile: una volta confermata una situazione di lavoro schiavistico, gli ispettori possono comminare multe immediate, inserire le proprietà coinvolte nella “lista nera” pubblica e segnalare i datori di lavoro alla magistratura per azioni penali. Le multinazionali che esternalizzano servizi di pulizia o assistenza per i propri dipendenti all’estero rischiano danni reputazionali se i fornitori finiscono in questa lista. Le checklist di due diligence per i fornitori di servizi di relocation dovrebbero quindi includere la verifica dello status del visto e dei contratti di lavoro dei lavoratori stranieri. Pur essendo un caso isolato, il fatto lancia un forte segnale di compliance. I team di immigrazione devono aspettarsi una maggiore coordinazione tra MTE e Polizia Federale, con visite ispettive a sorpresa che combineranno controlli sui visti e audit di sicurezza sul lavoro, soprattutto negli stati dove cresce il lavoro domestico straniero.