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L’India mette la “mobilità degli altamente qualificati” al centro del viaggio in Nuova Zelanda

lug 5, 2026
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L’India mette la “mobilità degli altamente qualificati” al centro del viaggio in Nuova Zelanda
Il Ministero degli Affari Esteri indiano (MEA) ha utilizzato il briefing pre-partenza per il tour di tre nazioni del Primo Ministro Narendra Modi (Indonesia 8-9 luglio, Australia 10 luglio e Nuova Zelanda 11 luglio) per sottolineare che la priorità assoluta del governo in ogni negoziato di libero scambio è la mobilità degli esperti indiani, non quote migratorie generiche. Il Segretario (Est) Rudrendra Tandon ha dichiarato ai giornalisti che i frequenti ostacoli nei visti per CEO indiani, project manager e specialisti IT rappresentano una “barriera non tariffaria di fatto”, riducendo il valore commerciale delle concessioni tariffarie ottenute in altri ambiti di un accordo commerciale.

La questione è già stata inserita nel nuovo Accordo di Libero Scambio India–Nuova Zelanda, firmato il 27 aprile 2026, che prevede un termine indicativo di 30 giorni per il rilascio dei visti di lavoro a trasferimenti intra-aziendali e professionisti indipendenti, oltre a una clausola di mutuo riconoscimento per lauree in ingegneria e IT. Le osservazioni di Tandon arrivano mentre Wellington sta valutando criteri più severi per la lingua inglese e le soglie salariali per la migrazione permanente, regole che i gruppi imprenditoriali temono possano estendersi anche ai flussi di lavoro temporanei.

L’India mette la “mobilità degli altamente qualificati” al centro del viaggio in Nuova Zelanda


Distinguendo tra “mobilità” e “migrazione”, Nuova Delhi punta a proteggere i settori di punta come start-up e semiconduttori da futuri protezionismi del mercato del lavoro nei paesi partner, mantenendo al contempo sotto controllo il dibattito politico interno sull’emigrazione. Gli analisti osservano che i nuovi accordi di libero scambio indiani (EAU 2022, Australia 2022, EFTA 2024) includono già capitoli specifici sulla mobilità; la dichiarazione del MEA segnala continuità e alimenta le aspettative che disposizioni simili ricompariranno nei tanto attesi accordi con UE e Regno Unito.

Le aziende che inviano team all’estero dovrebbero quindi monitorare l’attuazione dell’Accordo India-NZ una volta ratificato: successi iniziali, come sportelli pilota “green channel” per i visti e il riconoscimento automatico delle lauree, potrebbero diventare il modello per futuri accordi. Per i datori di lavoro indiani, l’indicazione politica è chiara: raccogliere prove solide che un compito non possa essere svolto da remoto, dare priorità a tecnologi senior che rispettino le fasce salariali del paese partner e documentare i benefici reciproci (trasferimento tecnologico, posti di lavoro in R&S creati localmente) quando si invocano clausole di mobilità. Questa preparazione resterà fondamentale in un contesto globale di politiche migratorie sempre più restrittive.
Fonte: Business Standard

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