
Aer Lingus, la compagnia di bandiera della Repubblica d’Irlanda, ha registrato una perdita operativa di 34 milioni di euro nei sei mesi fino al 30 giugno 2026, invertendo un utile di 80 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente. La società madre, International Airlines Group (IAG), ha attribuito il calo all’aumento dei costi del carburante, a un euro più debole e alla forte concorrenza sui prezzi sulle rotte transatlantiche.
Nonostante IAG abbia mantenuto la redditività complessiva, con un utile netto di 1,03 miliardi di euro, in calo del 20% su base annua, la controllata irlandese è stata l’unica compagnia del gruppo a chiudere in rosso. Gli analisti del settore sottolineano come Aer Lingus sia stata schiacciata su entrambi i fronti dell’Atlantico.
Sui voli in direzione est, la compagnia deve ora competere con un numero record di servizi transatlantici all’aeroporto di Dublino, dopo la rimozione del limite di 32 milioni di passeggeri introdotto all’inizio dell’estate. Sui voli verso ovest, invece, deve fronteggiare una crescita aggressiva della capacità da parte dei vettori statunitensi e di nuovi operatori come Norse Atlantic, che continuano a praticare tariffe scontate per difendere la quota di mercato.
I ricavi per unità sulle rotte transatlantiche sono calati del 6,4%, annullando un modesto aumento dell’1,2% del numero di passeggeri. L’aumento dei costi ha aggravato ulteriormente la situazione: la spesa per carburante di IAG è cresciuta del 12,3% nel semestre, e Aer Lingus ne è stata colpita in modo sproporzionato, dato che i voli a lungo raggio rappresentano quasi il 70% dei suoi posti-kilometro disponibili.
La direzione ha già messo a terra due vecchi A330-300 e posticipato progetti discrezionali di upgrade delle cabine. Fonti interne alla compagnia riferiscono che potrebbero essere tagliati fino a 500 posti tra sede centrale e ruoli aeroportuali, nell’ambito di un piano di risparmio da 70 milioni di euro che sarà annunciato a settembre.
Per i responsabili della mobilità globale e i viaggiatori d’affari, la preoccupazione immediata riguarda la stabilità degli orari. Aer Lingus ha lasciato intendere che potrebbe consolidare le frequenze su rotte statunitensi marginali come Philadelphia e Minneapolis durante l’inverno, e i partner in code-share — tra cui British Airways e JetBlue — hanno già emesso avvisi di “modifica degli orari” ai clienti corporate.
Gli acquirenti di viaggi con grandi volumi su Dublino sono invitati a prevedere tempi di connessione più ampi o a instradare i viaggi attraverso Heathrow o hub continentali in caso di esigenze temporali critiche.
Sul lungo termine, la perdita evidenzia la dipendenza dell’Irlanda da un unico vettore di rete per la connettività diretta a lungo raggio. Se Aer Lingus non riuscirà a tornare rapidamente in utile, potrebbe diventare più difficile per le multinazionali giustificare assegnazioni in Irlanda che dipendono da collegamenti diretti verso il Nord America.
Il prossimo White Paper sull’aviazione del governo, atteso per ottobre, sarà quindi seguito con attenzione per eventuali misure — come agevolazioni fiscali sul carburante o supporto nell’assegnazione degli slot — volte a rafforzare la competitività del vettore.
Nonostante IAG abbia mantenuto la redditività complessiva, con un utile netto di 1,03 miliardi di euro, in calo del 20% su base annua, la controllata irlandese è stata l’unica compagnia del gruppo a chiudere in rosso. Gli analisti del settore sottolineano come Aer Lingus sia stata schiacciata su entrambi i fronti dell’Atlantico.
Sui voli in direzione est, la compagnia deve ora competere con un numero record di servizi transatlantici all’aeroporto di Dublino, dopo la rimozione del limite di 32 milioni di passeggeri introdotto all’inizio dell’estate. Sui voli verso ovest, invece, deve fronteggiare una crescita aggressiva della capacità da parte dei vettori statunitensi e di nuovi operatori come Norse Atlantic, che continuano a praticare tariffe scontate per difendere la quota di mercato.
I ricavi per unità sulle rotte transatlantiche sono calati del 6,4%, annullando un modesto aumento dell’1,2% del numero di passeggeri. L’aumento dei costi ha aggravato ulteriormente la situazione: la spesa per carburante di IAG è cresciuta del 12,3% nel semestre, e Aer Lingus ne è stata colpita in modo sproporzionato, dato che i voli a lungo raggio rappresentano quasi il 70% dei suoi posti-kilometro disponibili.
La direzione ha già messo a terra due vecchi A330-300 e posticipato progetti discrezionali di upgrade delle cabine. Fonti interne alla compagnia riferiscono che potrebbero essere tagliati fino a 500 posti tra sede centrale e ruoli aeroportuali, nell’ambito di un piano di risparmio da 70 milioni di euro che sarà annunciato a settembre.
Per i responsabili della mobilità globale e i viaggiatori d’affari, la preoccupazione immediata riguarda la stabilità degli orari. Aer Lingus ha lasciato intendere che potrebbe consolidare le frequenze su rotte statunitensi marginali come Philadelphia e Minneapolis durante l’inverno, e i partner in code-share — tra cui British Airways e JetBlue — hanno già emesso avvisi di “modifica degli orari” ai clienti corporate.
Gli acquirenti di viaggi con grandi volumi su Dublino sono invitati a prevedere tempi di connessione più ampi o a instradare i viaggi attraverso Heathrow o hub continentali in caso di esigenze temporali critiche.
Sul lungo termine, la perdita evidenzia la dipendenza dell’Irlanda da un unico vettore di rete per la connettività diretta a lungo raggio. Se Aer Lingus non riuscirà a tornare rapidamente in utile, potrebbe diventare più difficile per le multinazionali giustificare assegnazioni in Irlanda che dipendono da collegamenti diretti verso il Nord America.
Il prossimo White Paper sull’aviazione del governo, atteso per ottobre, sarà quindi seguito con attenzione per eventuali misure — come agevolazioni fiscali sul carburante o supporto nell’assegnazione degli slot — volte a rafforzare la competitività del vettore.
Fonte: Cinco Días (El País)
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