
La Commissione Europea, martedì 15 settembre 2026, ha presentato un ampio pacchetto sulla mobilità lavorativa che, secondo quanto dichiarato, ridurrà la burocrazia per le aziende che assumono personale oltre i confini interni dell’UE. Il fulcro della proposta è il nuovo “Skills Portability Act”, che obbligherà tutti i 27 Stati membri a digitalizzare diplomi e licenze professionali dei cittadini in un unico database europeo e a introdurre uno strumento automatizzato per confrontare le qualifiche tra paesi.
Per le migliaia di multinazionali con sede a Bruxelles e Anversa, il cambiamento è rilevante. Attualmente, i responsabili HR belgi impiegano settimane a tradurre certificati prima che un lavoratore distaccato da Germania o Francia possa iniziare a lavorare. Con la nuova normativa, le qualifiche già verificate in uno Stato membro saranno riconosciute automaticamente in un altro, riducendo i tempi di elaborazione che, secondo i critici, superano spesso i tre mesi.
L’Atto promette inoltre un riconoscimento più rapido di alcune qualifiche provenienti da paesi terzi, un problema storico per le scale-up tecnologiche belghe che assumono talenti da India e Stati Uniti. Pur ammettendo che un allineamento completo con i paesi terzi sia “una maratona, non uno sprint”, i funzionari UE assicurano che un insieme comune di regole sarà operativo entro il 2027.
I sindacati sostengono che il pacchetto dia troppo peso alle esigenze dei datori di lavoro. La Confederazione Europea dei Sindacati avverte che una maggiore facilità di assunzione deve andare di pari passo con un rafforzamento dei controlli su salari minimi e standard di welfare, soprattutto nei poli logistici belgi, che dipendono molto dai lavoratori distaccati dell’Europa dell’Est.
Se approvato dal Parlamento Europeo, il Skills Portability Act potrebbe entrare in vigore entro la fine del 2027. I datori di lavoro belgi dovrebbero iniziare a mappare i profili del personale che richiedono verifiche di titoli esteri e prevedere nel budget le integrazioni IT necessarie per la nuova piattaforma digitale.
Per le migliaia di multinazionali con sede a Bruxelles e Anversa, il cambiamento è rilevante. Attualmente, i responsabili HR belgi impiegano settimane a tradurre certificati prima che un lavoratore distaccato da Germania o Francia possa iniziare a lavorare. Con la nuova normativa, le qualifiche già verificate in uno Stato membro saranno riconosciute automaticamente in un altro, riducendo i tempi di elaborazione che, secondo i critici, superano spesso i tre mesi.
L’Atto promette inoltre un riconoscimento più rapido di alcune qualifiche provenienti da paesi terzi, un problema storico per le scale-up tecnologiche belghe che assumono talenti da India e Stati Uniti. Pur ammettendo che un allineamento completo con i paesi terzi sia “una maratona, non uno sprint”, i funzionari UE assicurano che un insieme comune di regole sarà operativo entro il 2027.
I sindacati sostengono che il pacchetto dia troppo peso alle esigenze dei datori di lavoro. La Confederazione Europea dei Sindacati avverte che una maggiore facilità di assunzione deve andare di pari passo con un rafforzamento dei controlli su salari minimi e standard di welfare, soprattutto nei poli logistici belgi, che dipendono molto dai lavoratori distaccati dell’Europa dell’Est.
Se approvato dal Parlamento Europeo, il Skills Portability Act potrebbe entrare in vigore entro la fine del 2027. I datori di lavoro belgi dovrebbero iniziare a mappare i profili del personale che richiedono verifiche di titoli esteri e prevedere nel budget le integrazioni IT necessarie per la nuova piattaforma digitale.
Fonte: EUobserver
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