
I pendolari del mattino del 21 settembre si sono nuovamente trovati bloccati in code interminabili sul ponte A35 sul Reno. Ulteriori agenti della polizia federale tedesca stavano fermando ogni seconda auto in ingresso in Baden-Württemberg dall’Alsazia, nell’ambito dei controlli temporanei che Berlino ha prorogato fino a marzo 2027. La misura, pensata per contenere la migrazione irregolare, è in vigore in varie forme dal 2015 ed è stata rinnovata per sei mesi lo scorso 15 settembre. I datori di lavoro della regione denunciano un costo economico crescente. La Camera di Commercio dell’Alto Reno ha dichiarato a SWR che circa 60.000 lavoratori transfrontalieri perdono in media 30 minuti al giorno, riducendo la produttività e complicando le catene di approvvigionamento just-in-time per gli stabilimenti automobilistici di Friburgo e Offenburg. I corrieri segnalano ritardi nelle consegne nei porti interni di Kehl e Weil am Rhein e avvertono che i piccoli trasportatori saranno costretti a trasferire le penali per i ritardi ai clienti. Sul piano politico, il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt sostiene che i controlli sono necessari perché il numero di richieste d’asilo lungo la rotta balcanica rimane “inaccettabilmente alto”. Tuttavia, i critici — incluso il Consolato francese a Stoccarda — affermano che i controlli sistematici violano lo spirito di Schengen e minacciano il mercato del lavoro franco-tedesco, fiorito dal Trattato di Aquisgrana del 2019. Per i team di mobilità aziendale il messaggio è chiaro: consigliare ai viaggiatori di prevedere almeno un’ora in più per gli spostamenti in auto o in pullman oltreconfine e di portare con sé passaporti/carte d’identità e lettere di assunzione per evitare controlli secondari. Le aziende che spostano regolarmente tecnici tra sedi su entrambi i lati del Reno potrebbero preferire il treno, ancora sostanzialmente immune da questi disagi. L’episodio evidenzia una tendenza più ampia: con sei Stati UE che attualmente applicano qualche forma di controllo interno a Schengen, i pianificatori della mobilità non possono più dare per scontati i confini terrestri senza attriti in Europa, soprattutto durante le stagioni elettorali, quando la migrazione diventa un tema caldo della campagna.
Fonte: SWR Aktuell
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