
Scrivendo su The Irish Times il 26 settembre, l’economista David McWilliams sostiene che l’architettura della protezione sociale irlandese è stata progettata per una popolazione relativamente omogenea e a crescita lenta, e non è adeguata all’attuale boom demografico guidato dall’immigrazione. L’immigrazione netta ha rappresentato il 72% dell’aumento della popolazione dell’anno scorso, portando il totale della Repubblica a 5,53 milioni di abitanti, il livello più alto dalla metà del XIX secolo. McWilliams osserva che i migranti a basso reddito contribuiscono meno nei sistemi fiscali progressivi, ma ricevono la stessa pensione statale a tariffa fissa dei lavoratori ad alto reddito. Attraverso un modello fiscale comparativo, stima che una famiglia immigrata debba guadagnare almeno 62.000 euro – e fino a 95.000 euro se lavora un solo adulto – per essere un contributore netto nel corso della vita secondo il sistema di welfare irlandese. Al contrario, in Germania il salario di pareggio è molto più basso, poiché le pensioni sono legate al reddito. McWilliams sostiene che il continuo reclutamento su larga scala di lavoratori poco qualificati, soprattutto da culture con bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro, comporterà un onere insostenibile a meno che l’Irlanda non riformi le sue promesse di welfare o la composizione delle competenze dei migranti. Le opzioni includono l’aumento del requisito di contribuzione pensionistica, l’introduzione di pagamenti differenziati per gli assegni familiari o un orientamento della politica migratoria verso settori con salari medi più elevati. Per i team di mobilità globale, l’articolo sottolinea l’importanza di monitorare possibili cambiamenti normativi – dalla restrizione dei requisiti per il ricongiungimento familiare extra-UE all’innalzamento delle soglie salariali per i permessi di lavoro. I datori di lavoro potrebbero inoltre subire pressioni politiche per investire maggiormente in iniziative di formazione che migliorino le prospettive salariali dei migranti. Pur essendo un editoriale, l’articolo riflette un consenso emergente all’interno del Ministero delle Finanze sull’importanza di modellare con maggiore trasparenza il costo fiscale dell’immigrazione in vista del Bilancio 2027. Le aziende che dipendono da grandi gruppi di personale internazionale alle prime armi, come quelle dell’ospitalità e dell’agroalimentare, dovrebbero partecipare tempestivamente al processo di consultazione per tutelare il proprio bacino di talenti.
Fonte: The Irish Times
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