
Organizzazioni internazionali e multinazionali con sede a Ginevra affrontano un imprevisto problema di reclutamento questo autunno. Un’inchiesta di Geneva Solutions pubblicata il 9 ottobre rivela un netto aumento dei rifiuti dei visti di lunga durata da parte del consolato francese per il personale non appartenente all’UE che desidera vivere in Francia, pur avendo permessi di soggiorno o di lavoro svizzeri. Attualmente, il 42% dei 26.700 funzionari e esperti impiegati dalle agenzie ONU e altri organismi internazionali a Ginevra risiede oltreconfine nel Pays de Gex o in Alta Savoia. Fino a oggi, questa soluzione ha permesso alle organizzazioni di gestire i costi elevati di alloggio e vita in Svizzera, garantendo al contempo un facile accesso quotidiano agli uffici cittadini. Secondo gli avvocati citati nel rapporto, i rifiuti sono aumentati dal 2026 a causa di un’applicazione più rigorosa delle norme sull’immigrazione da parte della Francia, con un controllo più severo su reddito, durata del contratto e situazione familiare. I contratti ONU a breve termine e basati su progetti, già più frequenti per i tagli di bilancio, sono ora quelli che subiscono più rifiuti, costringendo i responsabili delle assunzioni a cercare soluzioni abitative last minute in Svizzera o a perdere candidati. Un sindacato del personale ONU avverte che il talento proveniente dal Sud del mondo è particolarmente penalizzato, poiché molte famiglie dipendono da un solo stipendio e necessitano del mercato immobiliare francese più economico. I team HR di Ginevra stanno aggiornando le politiche di mobilità in tempo reale: alcuni consigliano ai nuovi arrivati di trovare prima un alloggio in Svizzera e tentare il trasferimento in Francia solo dopo il periodo di prova; altri accelerano le richieste di permessi B svizzeri per coniugi e familiari, nonostante gli affitti più alti, per evitare separazioni familiari. Per le posizioni meno retribuite, diverse agenzie hanno iniziato a pubblicizzare offerte rivolte specificamente a talenti locali o UE che non necessitano di visto francese, una tendenza che potrebbe ridimensionare il ruolo tradizionale di Ginevra come mercato del lavoro globalmente diversificato. Dal punto di vista della conformità, le aziende devono ricordare che le autorità svizzere non hanno alcun potere sui permessi di soggiorno francesi. Per questo motivo, i datori di lavoro stanno rivedendo lettere di incarico, certificazioni salariali e durata dei contratti per rafforzare le domande. I consulenti per l’immigrazione raccomandano di prevedere almeno sei mesi per l’elaborazione delle pratiche e di includere un budget per soluzioni abitative di emergenza in Svizzera in caso di mancata approvazione francese. Con i controlli alle frontiere interne francesi già estesi almeno fino ad aprile 2027, i responsabili della mobilità aziendale prevedono che la stretta non si allenterà a breve e invitano il personale a pianificare di conseguenza.
Fonte: Geneva Solutions
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