
In una mossa a sorpresa durante la seduta del 7 ottobre, il Consiglio degli Stati (la camera alta della Svizzera) ha approvato una mozione che consentirebbe ai Centri Regionali per l’Impiego (RAV) di sanzionare i datori di lavoro che scelgono un candidato straniero quando è disponibile un residente adeguatamente qualificato. La proposta, presentata dal senatore del Partito del Centro Benedikt Würth, è stata approvata con 37 voti favorevoli e 5 contrari e ora passa al Consiglio Nazionale.
Se approvata, le aziende che violeranno la norma potrebbero incorrere in multe amministrative e, cosa ancor più rilevante per le imprese attive a livello internazionale, nell’esclusione temporanea dalla quota federale per i permessi di lavoro a cittadini di paesi terzi. Nel sistema svizzero di immigrazione duale, i talenti extra-UE/AELE possono essere assunti solo quando le posizioni non possono essere coperte localmente o all’interno del bacino UE/AELE; la nuova misura inasprirebbe ulteriormente questo requisito, dando agli uffici del lavoro il potere di controllare in tempo reale le decisioni di assunzione sospette.
I sostenitori ritengono che questo passo sia necessario, dato l’aumento della disoccupazione tra i giovani laureati svizzeri e la crescente pressione pubblica a “mobilitare il potenziale della forza lavoro interna” prima di ricorrere al reclutamento globale. I critici, incluso il Consiglio Federale, avvertono che un controllo troppo invasivo potrebbe limitare la flessibilità delle aziende, soprattutto in settori dove le competenze specialistiche sono rare. Temono inoltre che la misura possa complicare i trasferimenti intra-gruppo, fondamentali per le multinazionali con sede a Zurigo, Basilea e Ginevra.
Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio è chiaro: qualsiasi strategia di assunzione in Svizzera che preveda cittadini di paesi terzi dovrà essere supportata da rigorosi test del mercato del lavoro e da documentazione che dimostri l’assenza di candidati qualificati locali. La mancata osservanza non solo potrebbe comportare sanzioni, ma anche compromettere l’accesso futuro dell’azienda alla preziosa (e cronicamente sovraccarica) quota di permessi B, mettendo a rischio interi piani di assegnazione.
Se approvata, le aziende che violeranno la norma potrebbero incorrere in multe amministrative e, cosa ancor più rilevante per le imprese attive a livello internazionale, nell’esclusione temporanea dalla quota federale per i permessi di lavoro a cittadini di paesi terzi. Nel sistema svizzero di immigrazione duale, i talenti extra-UE/AELE possono essere assunti solo quando le posizioni non possono essere coperte localmente o all’interno del bacino UE/AELE; la nuova misura inasprirebbe ulteriormente questo requisito, dando agli uffici del lavoro il potere di controllare in tempo reale le decisioni di assunzione sospette.
I sostenitori ritengono che questo passo sia necessario, dato l’aumento della disoccupazione tra i giovani laureati svizzeri e la crescente pressione pubblica a “mobilitare il potenziale della forza lavoro interna” prima di ricorrere al reclutamento globale. I critici, incluso il Consiglio Federale, avvertono che un controllo troppo invasivo potrebbe limitare la flessibilità delle aziende, soprattutto in settori dove le competenze specialistiche sono rare. Temono inoltre che la misura possa complicare i trasferimenti intra-gruppo, fondamentali per le multinazionali con sede a Zurigo, Basilea e Ginevra.
Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio è chiaro: qualsiasi strategia di assunzione in Svizzera che preveda cittadini di paesi terzi dovrà essere supportata da rigorosi test del mercato del lavoro e da documentazione che dimostri l’assenza di candidati qualificati locali. La mancata osservanza non solo potrebbe comportare sanzioni, ma anche compromettere l’accesso futuro dell’azienda alla preziosa (e cronicamente sovraccarica) quota di permessi B, mettendo a rischio interi piani di assegnazione.
Fonte: IamExpat.ch
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