
Il Segretario per il Lavoro e il Welfare, Chris Sun, ha lanciato un avvertimento severo alle collaboratrici domestiche straniere il 12 ottobre: chi rompe i contratti in essere per aderire al Programma Pilota per Assistenti Anziani Importati rischia di finire nella lista nera, impedendo future assunzioni a Hong Kong. Le dichiarazioni di Sun sono arrivate durante una riunione del comitato per il welfare del Consiglio Legislativo, in cui si sono esaminate le preoccupazioni riguardo all’inflazione salariale e agli standard di formazione del nuovo programma.
Secondo il pilota, gli operatori delle case di cura possono reclutare assistenti dall’Indonesia, dalle Filippine e da altri mercati di origine, a condizione che i candidati completino almeno 150 ore di formazione accreditata all’estero. I legislatori temono che circa 340.000 collaboratrici domestiche residenti possano interrompere prematuramente i contratti familiari per inseguire salari più alti nell’assistenza agli anziani, lasciando molte famiglie senza supporto all’improvviso.
Sun ha spiegato che il Dipartimento del Lavoro sta rafforzando i controlli sugli istituti di formazione esteri e condividerà i dati sulle risoluzioni contrattuali con il Dipartimento Immigrazione. Le collaboratrici che lasciano il lavoro “senza giustificato motivo” entro i primi due anni di un contratto standard potrebbero essere escluse dal rilascio di nuovi visti per un periodo prolungato.
Le associazioni di categoria hanno appoggiato questa posizione, sostenendo che previene cambi di lavoro opportunistici e protegge le famiglie da turnover improvvisi. Tuttavia, per gli operatori delle case di cura il messaggio è ambivalente: se da un lato la lista nera scoraggia il reclutamento illecito, dall’altro resta la pressione di coprire circa 5.000 posti vacanti entro il 2027, in un contesto di crescita della popolazione over 65 a Hong Kong.
Le agenzie di reclutamento devono ora dimostrare che i tirocinanti esteri sono effettivamente nuovi ingressi e non collaboratrici già presenti che cambiano categoria. Le famiglie che impiegano collaboratrici domestiche dovrebbero rivedere i termini contrattuali e garantire i benefici di legge — come i giorni di riposo settimanali e la copertura medica — per ridurre il turnover, che ora potrebbe comportare conseguenze sull’immigrazione per le lavoratrici stesse.
Secondo il pilota, gli operatori delle case di cura possono reclutare assistenti dall’Indonesia, dalle Filippine e da altri mercati di origine, a condizione che i candidati completino almeno 150 ore di formazione accreditata all’estero. I legislatori temono che circa 340.000 collaboratrici domestiche residenti possano interrompere prematuramente i contratti familiari per inseguire salari più alti nell’assistenza agli anziani, lasciando molte famiglie senza supporto all’improvviso.
Sun ha spiegato che il Dipartimento del Lavoro sta rafforzando i controlli sugli istituti di formazione esteri e condividerà i dati sulle risoluzioni contrattuali con il Dipartimento Immigrazione. Le collaboratrici che lasciano il lavoro “senza giustificato motivo” entro i primi due anni di un contratto standard potrebbero essere escluse dal rilascio di nuovi visti per un periodo prolungato.
Le associazioni di categoria hanno appoggiato questa posizione, sostenendo che previene cambi di lavoro opportunistici e protegge le famiglie da turnover improvvisi. Tuttavia, per gli operatori delle case di cura il messaggio è ambivalente: se da un lato la lista nera scoraggia il reclutamento illecito, dall’altro resta la pressione di coprire circa 5.000 posti vacanti entro il 2027, in un contesto di crescita della popolazione over 65 a Hong Kong.
Le agenzie di reclutamento devono ora dimostrare che i tirocinanti esteri sono effettivamente nuovi ingressi e non collaboratrici già presenti che cambiano categoria. Le famiglie che impiegano collaboratrici domestiche dovrebbero rivedere i termini contrattuali e garantire i benefici di legge — come i giorni di riposo settimanali e la copertura medica — per ridurre il turnover, che ora potrebbe comportare conseguenze sull’immigrazione per le lavoratrici stesse.
Fonte: The Standard
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