
Il Consiglio dei Ministri del Belgio ha approvato una concessione quinquennale che permette a fornitori di servizi privati di gestire i centri per la richiesta di visti per 17 gruppi di ambasciate e consolati belgi nel mondo. Il Ministro degli Esteri Maxime Prévot ha spiegato che il Ministero vuole modernizzare i servizi consolari, ridurre i tempi di attesa e liberare il personale per controlli di sicurezza anziché per la gestione amministrativa.
Secondo il piano, pubblicato il 17 ottobre 2026, i partner esterni raccoglieranno le domande per visti Schengen di breve e lungo soggiorno (D) e per legalizzazioni, effettueranno controlli di base sui dati, acquisiranno dati biometrici, incasseranno le tariffe e restituiranno i passaporti. La decisione finale rimarrà in capo ai funzionari consolari belgi, ma il primo contatto sarà gestito da centri visti commerciali, simili a quelli già utilizzati da Francia, Regno Unito e Paesi Bassi.
I 17 “lotti” raggruppano paesi vicini dove dovranno aprire uno o più nuovi centri. Le aziende potranno presentare offerte sulla Gazzetta Ufficiale UE il prossimo mese; i vincitori dovranno garantire la protezione dei dati secondo il GDPR europeo e il più rigoroso codice visti belga del 2018. Il contratto potrà essere rinnovato due volte, per un anno ciascuna, arrivando a una durata massima di sette anni.
Per le multinazionali che ruotano personale in Belgio, la novità promette appuntamenti più rapidi e livelli di servizio prevedibili, soprattutto in mercati ad alto volume come India, Cina e Nigeria. Tuttavia, i datori di lavoro dovranno prevedere un costo aggiuntivo per il servizio (di solito tra 20 e 35 euro per pratica) e ricordare ai dipendenti che solo le autorità belghe decidono sull’esito.
Nel frattempo, i team di mobilità globale dovrebbero rivedere le procedure di procura, poiché i centri visti privati spesso richiedono il consenso notarile per presentare domande di gruppo. Il Ministero degli Esteri pubblicherà liste dettagliate dei paesi, eccezioni biometriche e protocolli di condivisione dati una volta assegnata la gara. Le aziende che attualmente presentano domande in blocco direttamente presso le sedi diplomatiche dovranno prepararsi a migrare al nuovo sistema nella seconda metà del 2027.
Secondo il piano, pubblicato il 17 ottobre 2026, i partner esterni raccoglieranno le domande per visti Schengen di breve e lungo soggiorno (D) e per legalizzazioni, effettueranno controlli di base sui dati, acquisiranno dati biometrici, incasseranno le tariffe e restituiranno i passaporti. La decisione finale rimarrà in capo ai funzionari consolari belgi, ma il primo contatto sarà gestito da centri visti commerciali, simili a quelli già utilizzati da Francia, Regno Unito e Paesi Bassi.
I 17 “lotti” raggruppano paesi vicini dove dovranno aprire uno o più nuovi centri. Le aziende potranno presentare offerte sulla Gazzetta Ufficiale UE il prossimo mese; i vincitori dovranno garantire la protezione dei dati secondo il GDPR europeo e il più rigoroso codice visti belga del 2018. Il contratto potrà essere rinnovato due volte, per un anno ciascuna, arrivando a una durata massima di sette anni.
Per le multinazionali che ruotano personale in Belgio, la novità promette appuntamenti più rapidi e livelli di servizio prevedibili, soprattutto in mercati ad alto volume come India, Cina e Nigeria. Tuttavia, i datori di lavoro dovranno prevedere un costo aggiuntivo per il servizio (di solito tra 20 e 35 euro per pratica) e ricordare ai dipendenti che solo le autorità belghe decidono sull’esito.
Nel frattempo, i team di mobilità globale dovrebbero rivedere le procedure di procura, poiché i centri visti privati spesso richiedono il consenso notarile per presentare domande di gruppo. Il Ministero degli Esteri pubblicherà liste dettagliate dei paesi, eccezioni biometriche e protocolli di condivisione dati una volta assegnata la gara. Le aziende che attualmente presentano domande in blocco direttamente presso le sedi diplomatiche dovranno prepararsi a migrare al nuovo sistema nella seconda metà del 2027.