
L'Ufficio per le Statistiche Nazionali (ONS) ha confermato che la migrazione netta è scesa a 204.000 nei 12 mesi fino a giugno 2025, rispetto ai 660.000 dell'anno precedente e al record di 944.000 raggiunto nel picco post-pandemico di marzo 2023. Questo calo rappresenta la contrazione più marcata in due anni dai tempi delle registrazioni moderne, riportando i flussi a livelli sostanzialmente pre-Brexit.
I dati evidenziano un crollo della migrazione netta da paesi extra-UE, diminuita di 662.000 unità in due anni, a seguito delle politiche di governi conservatori e laburisti che hanno innalzato le soglie salariali per i visti Skilled Worker, limitato i familiari a carico nei percorsi per studenti e abolito diversi programmi di lavoro a breve termine. Le emissioni di visti per lavoro sono calate del 63% e gli arrivi di studenti del 71% rispetto al 2023. Nel frattempo, la migrazione netta dall’UE è rimasta negativa (-70.000), con più europei che hanno lasciato il Regno Unito rispetto a quelli arrivati. Un record di 109.000 cittadini britannici, per lo più tra i 16 e i 34 anni, è emigrato, alimentando le preoccupazioni per la continua “fuga di cervelli”.
Un settore fa eccezione: i richiedenti asilo rappresentano ora il 44% dell’immigrazione a lungo termine. Le richieste hanno raggiunto un massimo storico di 110.051, con oltre 36.000 persone ospitate in hotel, costando al Ministero dell’Interno 10 milioni di sterline al giorno. Le espulsioni restano basse nonostante l’impegno del Partito Laburista ad accelerare i rimpatri, mentre le traversate in piccole imbarcazioni proseguono, spingendo a una cooperazione più severa con la Francia per il pattugliamento marittimo, annunciata questa settimana.
Le implicazioni per le imprese sono contrastanti. I datori di lavoro nei settori della sanità, assistenza sociale e ospitalità — i più dipendenti da lavoratori stranieri a basso salario — affrontano carenze acute e costi salariali più elevati. Al contrario, il calo allevia temporaneamente la pressione su abitazioni e servizi pubblici e potrebbe moderare il discorso anti-immigrazione in vista delle elezioni generali del 2026. Le multinazionali stanno rivedendo le strategie di mobilità, accelerando i trasferimenti intra-aziendali e facendo pressione per esenzioni dove il talento locale scarseggia.
Per i responsabili della mobilità, il messaggio è chiaro: pianificare tempi più lunghi, offerte salariali più alte e controlli di conformità più rigorosi. Le organizzazioni che dimostrano impegni formativi o investimenti di alto valore continuano a ottenere quote, ma l’era dell’accesso facile al mercato del lavoro britannico è definitivamente finita.
I dati evidenziano un crollo della migrazione netta da paesi extra-UE, diminuita di 662.000 unità in due anni, a seguito delle politiche di governi conservatori e laburisti che hanno innalzato le soglie salariali per i visti Skilled Worker, limitato i familiari a carico nei percorsi per studenti e abolito diversi programmi di lavoro a breve termine. Le emissioni di visti per lavoro sono calate del 63% e gli arrivi di studenti del 71% rispetto al 2023. Nel frattempo, la migrazione netta dall’UE è rimasta negativa (-70.000), con più europei che hanno lasciato il Regno Unito rispetto a quelli arrivati. Un record di 109.000 cittadini britannici, per lo più tra i 16 e i 34 anni, è emigrato, alimentando le preoccupazioni per la continua “fuga di cervelli”.
Un settore fa eccezione: i richiedenti asilo rappresentano ora il 44% dell’immigrazione a lungo termine. Le richieste hanno raggiunto un massimo storico di 110.051, con oltre 36.000 persone ospitate in hotel, costando al Ministero dell’Interno 10 milioni di sterline al giorno. Le espulsioni restano basse nonostante l’impegno del Partito Laburista ad accelerare i rimpatri, mentre le traversate in piccole imbarcazioni proseguono, spingendo a una cooperazione più severa con la Francia per il pattugliamento marittimo, annunciata questa settimana.
Le implicazioni per le imprese sono contrastanti. I datori di lavoro nei settori della sanità, assistenza sociale e ospitalità — i più dipendenti da lavoratori stranieri a basso salario — affrontano carenze acute e costi salariali più elevati. Al contrario, il calo allevia temporaneamente la pressione su abitazioni e servizi pubblici e potrebbe moderare il discorso anti-immigrazione in vista delle elezioni generali del 2026. Le multinazionali stanno rivedendo le strategie di mobilità, accelerando i trasferimenti intra-aziendali e facendo pressione per esenzioni dove il talento locale scarseggia.
Per i responsabili della mobilità, il messaggio è chiaro: pianificare tempi più lunghi, offerte salariali più alte e controlli di conformità più rigorosi. Le organizzazioni che dimostrano impegni formativi o investimenti di alto valore continuano a ottenere quote, ma l’era dell’accesso facile al mercato del lavoro britannico è definitivamente finita.
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