
I dirigenti transfrontalieri che si aspettavano un ritorno alla normalità nei viaggi dopo la pandemia si trovano invece di fronte a una realtà diversa questa primavera. I controlli alle frontiere interne della Francia, reintrodotti a novembre 2025, restano in vigore su tutti i confini terrestri, marittimi e aerei con Belgio, Germania, Italia, Lussemburgo, Spagna e Svizzera almeno fino al 30 aprile 2026. L’estensione, confermata nell’Allerta Globale sull’Immigrazione di gennaio di EY, significa che il 1° marzo la Francia si trova al quinto mese di un blocco senza precedenti di sei mesi, durante il quale possono essere effettuati controlli sistematici dei documenti sui percorsi intra-Schengen.
Il Ministero dell’Interno francese giustifica la misura con una serie di minacce alla sicurezza: il rischio terroristico persistente, il traffico organizzato di persone nel corridoio del Canale della Manica e la pressione delle rotte migratorie irregolari attraverso i Balcani occidentali. Per le aziende, l’impatto principale è di natura economica: code più lunghe ai valichi stradali come l’A2 (Belgio) e l’A40 (Svizzera) e controlli sporadici sui servizi ferroviari transfrontalieri. I viaggiatori d’affari che guidano veicoli aziendali devono aspettarsi di dover mostrare passaporto o carta d’identità nazionale, oltre alla prova delle notifiche per lavoratori distaccati, se applicabile.
Le compagnie aeree si sono in gran parte adattate. I controlli lato aeroporto vengono effettuati ai gate per i voli in arrivo da paesi Schengen, aggiungendo 10-20 minuti all’imbarco, ma evitando cambiamenti massicci negli orari. I trasportatori merci lamentano ritardi medi di 30 minuti nei principali corridoi di camionaggio. Pur lontani dal caos del 2015, i responsabili della mobilità globale devono prevedere tempi di viaggio più lunghi e informare il personale. Anche i dipartimenti legali devono monitorare i giorni cumulativi trascorsi dai lavoratori non UE nell’area Schengen più ampia. Poiché le attese al confine vengono registrate nel sistema pilota francese EES (Entry/Exit System), i soggiorni prolungati potrebbero attivare allarmi automatici con l’entrata in vigore di ETIAS e della biometria completa prevista per il quarto trimestre 2026.
Le autorità francesi insistono che i controlli sono proporzionati e temporanei, ma la comunità imprenditoriale resta scettica. MEDEF, la più grande federazione degli imprenditori del paese, avverte che rinnovi semestrali ripetuti rischiano di “normalizzare l’anormale” e di compromettere l’attrattività della Francia come porta d’ingresso per i talenti internazionali. Le aziende con grandi forze lavoro pendolari — nel settore finanziario in Lussemburgo, nella manifattura nel nord Italia — stanno facendo pressione per corsie preferenziali simili alla vecchia tessera “Blaise-Pascal”, abolita nel 2017.
Nel frattempo, i team HR dovrebbero continuare a: 1) verificare che i dipendenti non UE siano in possesso di permessi di soggiorno fisici, 2) aggiornare i certificati A1 per la copertura previdenziale e 3) prevedere tempi extra per il personale di nazionalità che normalmente usufruisce del transito aeroportuale senza visto all’interno di Schengen.
Il Ministero dell’Interno francese giustifica la misura con una serie di minacce alla sicurezza: il rischio terroristico persistente, il traffico organizzato di persone nel corridoio del Canale della Manica e la pressione delle rotte migratorie irregolari attraverso i Balcani occidentali. Per le aziende, l’impatto principale è di natura economica: code più lunghe ai valichi stradali come l’A2 (Belgio) e l’A40 (Svizzera) e controlli sporadici sui servizi ferroviari transfrontalieri. I viaggiatori d’affari che guidano veicoli aziendali devono aspettarsi di dover mostrare passaporto o carta d’identità nazionale, oltre alla prova delle notifiche per lavoratori distaccati, se applicabile.
Le compagnie aeree si sono in gran parte adattate. I controlli lato aeroporto vengono effettuati ai gate per i voli in arrivo da paesi Schengen, aggiungendo 10-20 minuti all’imbarco, ma evitando cambiamenti massicci negli orari. I trasportatori merci lamentano ritardi medi di 30 minuti nei principali corridoi di camionaggio. Pur lontani dal caos del 2015, i responsabili della mobilità globale devono prevedere tempi di viaggio più lunghi e informare il personale. Anche i dipartimenti legali devono monitorare i giorni cumulativi trascorsi dai lavoratori non UE nell’area Schengen più ampia. Poiché le attese al confine vengono registrate nel sistema pilota francese EES (Entry/Exit System), i soggiorni prolungati potrebbero attivare allarmi automatici con l’entrata in vigore di ETIAS e della biometria completa prevista per il quarto trimestre 2026.
Le autorità francesi insistono che i controlli sono proporzionati e temporanei, ma la comunità imprenditoriale resta scettica. MEDEF, la più grande federazione degli imprenditori del paese, avverte che rinnovi semestrali ripetuti rischiano di “normalizzare l’anormale” e di compromettere l’attrattività della Francia come porta d’ingresso per i talenti internazionali. Le aziende con grandi forze lavoro pendolari — nel settore finanziario in Lussemburgo, nella manifattura nel nord Italia — stanno facendo pressione per corsie preferenziali simili alla vecchia tessera “Blaise-Pascal”, abolita nel 2017.
Nel frattempo, i team HR dovrebbero continuare a: 1) verificare che i dipendenti non UE siano in possesso di permessi di soggiorno fisici, 2) aggiornare i certificati A1 per la copertura previdenziale e 3) prevedere tempi extra per il personale di nazionalità che normalmente usufruisce del transito aeroportuale senza visto all’interno di Schengen.
Fonte: EY Global Immigration Alert
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