
Il Ministero della Famiglia, del Lavoro e delle Politiche Sociali della Polonia ha pubblicato silenziosamente una bozza di regolamento che mira a chiudere una scappatoia sempre più utilizzata nelle norme polacche sull’immigrazione lavorativa. Secondo la legge attuale, i cittadini di quasi 70 paesi esenti da visto possono entrare in Polonia come turisti per un massimo di 90 giorni e iniziare a lavorare immediatamente dopo che un datore di lavoro ha presentato una semplice notifica. La nuova bozza – resa pubblica per consultazione il 24 aprile – eliminerebbe questa possibilità per tre nazionalità che le autorità polacche considerano a maggior rischio di migrazione irregolare e frode documentale: Colombia, Georgia e Venezuela.
Se il regolamento verrà adottato, i cittadini di questi paesi potranno comunque lavorare in Polonia, ma solo dopo aver ottenuto un visto nazionale per lavoro o un permesso di soggiorno prima dell’arrivo. Una clausola transitoria permetterà a chi già lavora legalmente senza visto di completare i contratti in corso. Il governo non ha ancora annunciato la data di entrata in vigore, ma i funzionari indicano che potrebbe essere già a giugno, lasciando poco tempo ai datori di lavoro per adeguare i processi di assunzione.
La proposta si basa sulla Legge polacca del 2025 sulle condizioni per l’assegnazione del lavoro agli stranieri, che conferisce al governo il potere di restringere l’accesso al mercato del lavoro per motivi di sicurezza o gestione migratoria. Varsavia sostiene che i cittadini dei tre paesi sono sovrarappresentati nei casi di frode d’identità scoperti durante i controlli del Sistema Schengen di Entrata/Uscita (EES), e che l’obbligo del visto permetterà controlli più approfonditi.
Per le multinazionali, la posta in gioco è alta. Colombia e Venezuela sono fonti in rapida crescita di talenti di lingua spagnola nel customer service, mentre gli specialisti IT georgiani sono già presenti in molti centri di servizi aziendali a Cracovia, Wrocław e Łódź. I team HR dovranno prevedere tempi più lunghi (attualmente da sei a otto settimane) e costi maggiori, dato che appuntamenti consolari e legalizzazioni documentali diventeranno obbligatori. I datori di lavoro con reclutamenti in corso dovrebbero considerare di presentare le notifiche per i permessi di lavoro prima dell’entrata in vigore del regolamento, o esplorare vie di mobilità intra-UE come il permesso ICT. È inoltre consigliabile preparare comunicazioni interne per rassicurare il personale coinvolto e documentare l’impegno dell’azienda a rispettare la normativa in caso di ispezioni del lavoro.
Se il regolamento verrà adottato, i cittadini di questi paesi potranno comunque lavorare in Polonia, ma solo dopo aver ottenuto un visto nazionale per lavoro o un permesso di soggiorno prima dell’arrivo. Una clausola transitoria permetterà a chi già lavora legalmente senza visto di completare i contratti in corso. Il governo non ha ancora annunciato la data di entrata in vigore, ma i funzionari indicano che potrebbe essere già a giugno, lasciando poco tempo ai datori di lavoro per adeguare i processi di assunzione.
La proposta si basa sulla Legge polacca del 2025 sulle condizioni per l’assegnazione del lavoro agli stranieri, che conferisce al governo il potere di restringere l’accesso al mercato del lavoro per motivi di sicurezza o gestione migratoria. Varsavia sostiene che i cittadini dei tre paesi sono sovrarappresentati nei casi di frode d’identità scoperti durante i controlli del Sistema Schengen di Entrata/Uscita (EES), e che l’obbligo del visto permetterà controlli più approfonditi.
Per le multinazionali, la posta in gioco è alta. Colombia e Venezuela sono fonti in rapida crescita di talenti di lingua spagnola nel customer service, mentre gli specialisti IT georgiani sono già presenti in molti centri di servizi aziendali a Cracovia, Wrocław e Łódź. I team HR dovranno prevedere tempi più lunghi (attualmente da sei a otto settimane) e costi maggiori, dato che appuntamenti consolari e legalizzazioni documentali diventeranno obbligatori. I datori di lavoro con reclutamenti in corso dovrebbero considerare di presentare le notifiche per i permessi di lavoro prima dell’entrata in vigore del regolamento, o esplorare vie di mobilità intra-UE come il permesso ICT. È inoltre consigliabile preparare comunicazioni interne per rassicurare il personale coinvolto e documentare l’impegno dell’azienda a rispettare la normativa in caso di ispezioni del lavoro.
Fonte: Intermark Relocation
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