
Il portale giuridico Commoner Law ha aggiornato il 16 maggio la sezione dedicata ai diritti dei lavoratori negli Emirati Arabi Uniti per sfatare un mito persistente: i dipendenti del settore privato non hanno bisogno dell’approvazione del datore di lavoro per lasciare il paese. Citando il Decreto-Legge Federale 33/2021 e la Risoluzione del Consiglio dei Ministri 1/2022, l’articolo chiarisce che negli UAE i permessi di uscita controllati dal datore di lavoro sono stati aboliti da anni e che i lavoratori possono partire liberamente purché il visto di residenza o il periodo di grazia siano validi.
Il testo mette a confronto gli UAE con il Kuwait, che ha reintrodotto un sistema di permessi di uscita nel 2025, e indica passaggi pratici per i viaggiatori, come verificare le app dei servizi smart dell’ICA e assicurarsi che il datore di lavoro abbia correttamente annullato i visti al termine del rapporto di lavoro. Vengono inoltre dettagliate le sanzioni per il soggiorno oltre il termine (50 AED al giorno per i primi sei mesi) e si avverte che i divieti di viaggio imposti dai tribunali per debiti non pagati sono distinti dallo status di immigrazione.
Per i team HR e mobility questa precisazione arriva al momento giusto. Malintesi riguardo ai “NOC del datore di lavoro” emergono ancora durante i briefing di fine incarico, talvolta causando illeciti trattenimenti di passaporti o partenze ritardate. Le linee guida aggiornate possono essere condivise con i responsabili diretti per ridurre i rischi di non conformità e rassicurare i dipendenti in uscita sul fatto che controllano autonomamente i propri spostamenti.
Il post spiega anche come i lavoratori possano presentare un reclamo al Ministero delle Risorse Umane e dell’Emirazione (MoHRE) se un datore di lavoro tenta di annullare un visto prematuramente durante una controversia. Questo meccanismo consente alle autorità di sospendere l’annullamento fino alla risoluzione del caso, una tutela che i datori di lavoro multinazionali dovrebbero integrare nelle procedure di gestione dei reclami.
Infine, l’articolo elenca gli errori più comuni: superare il periodo di grazia di 30 giorni, ignorare i casi di assegni scoperti che attivano divieti di viaggio aeroportuali o pagare per “lettere di rilascio” non necessarie. Ai professionisti della mobility si consiglia di aggiornare le checklist di partenza e di informare il personale sulla differenza tra regole di immigrazione e divieti imposti dai tribunali.
Il testo mette a confronto gli UAE con il Kuwait, che ha reintrodotto un sistema di permessi di uscita nel 2025, e indica passaggi pratici per i viaggiatori, come verificare le app dei servizi smart dell’ICA e assicurarsi che il datore di lavoro abbia correttamente annullato i visti al termine del rapporto di lavoro. Vengono inoltre dettagliate le sanzioni per il soggiorno oltre il termine (50 AED al giorno per i primi sei mesi) e si avverte che i divieti di viaggio imposti dai tribunali per debiti non pagati sono distinti dallo status di immigrazione.
Per i team HR e mobility questa precisazione arriva al momento giusto. Malintesi riguardo ai “NOC del datore di lavoro” emergono ancora durante i briefing di fine incarico, talvolta causando illeciti trattenimenti di passaporti o partenze ritardate. Le linee guida aggiornate possono essere condivise con i responsabili diretti per ridurre i rischi di non conformità e rassicurare i dipendenti in uscita sul fatto che controllano autonomamente i propri spostamenti.
Il post spiega anche come i lavoratori possano presentare un reclamo al Ministero delle Risorse Umane e dell’Emirazione (MoHRE) se un datore di lavoro tenta di annullare un visto prematuramente durante una controversia. Questo meccanismo consente alle autorità di sospendere l’annullamento fino alla risoluzione del caso, una tutela che i datori di lavoro multinazionali dovrebbero integrare nelle procedure di gestione dei reclami.
Infine, l’articolo elenca gli errori più comuni: superare il periodo di grazia di 30 giorni, ignorare i casi di assegni scoperti che attivano divieti di viaggio aeroportuali o pagare per “lettere di rilascio” non necessarie. Ai professionisti della mobility si consiglia di aggiornare le checklist di partenza e di informare il personale sulla differenza tra regole di immigrazione e divieti imposti dai tribunali.
Fonte: Commoner Law
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