
A soli sei mesi dall’entrata in vigore completa del nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo, le ONG francesi lanciano l’allarme su un processo di recepimento interno definito frettoloso e poco trasparente. In un briefing pubblicato il 2 giugno, l’organizzazione di supporto ai rifugiati Forum Réfugiés denuncia come il Ministero dell’Interno stia facendo ampio uso di decreti esecutivi e ordinanze, anziché di un dibattito parlamentare, per adeguare la legislazione francese a nove regolamenti UE adottati a maggio 2024. Il patto introduce controlli più severi alle frontiere esterne, procedure d’asilo accelerate e regole più rigide per i rimpatri, misure che avranno un impatto diretto su prefetture, centri di accoglienza e uffici immigrazione aziendali. Tuttavia, secondo il rapporto, la consultazione con la società civile è stata “minima” e manca una valutazione dell’impatto sulle risorse umane e informatiche necessarie per gestire circa 140.000 domande e ricorsi aggiuntivi ogni anno. Per i datori di lavoro la principale preoccupazione è la prevedibilità. Il patto impone agli Stati membri di rilasciare permessi unici di lavoro e soggiorno entro sei mesi e di accelerare i rimpatri dei richiedenti respinti. I responsabili HR che trasferiscono talenti extra-UE in Francia tramite il programma Passeport Talent temono che code parallele in prefettura – una per i migranti economici, l’altra per le nuove procedure di frontiera – possano allungare i tempi di appuntamento senza un potenziamento del personale. Forum Réfugiés chiede al governo di pubblicare le bozze di ordinanze per consultazione pubblica, di garantire adeguate risorse nel bilancio 2027 e di assicurare che piattaforme digitali come ANEF siano in grado di gestire il carico di lavoro aumentato. Senza questi interventi, avverte, le prefetture rischiano ingorghi simili a quelli registrati con il rilascio del permesso di soggiorno legato alla Brexit nel 2021. Pur sostenendo che il calendario rimane fattibile – i regolamenti principali devono entrare in vigore dal 12 giugno 2026 – il Ministero dell’Interno subisce così pressioni per maggiore trasparenza. Le aziende che si avvalgono di distacchi intra-UE o quote di lavoratori stagionali dovrebbero ora confrontarsi con le federazioni di settore per ottenere indicazioni operative chiare prima dell’entrata in vigore delle nuove norme.
Fonte: Forum Réfugiés
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