
In un voto molto atteso a Strasburgo il 18 giugno 2026, i membri del Parlamento Europeo hanno approvato l’ultimo tassello del Nuovo Patto dell’UE su Migrazione e Asilo: il “Regolamento sui Rimpatri”. Il testo conferisce alle autorità nazionali poteri più ampi per trattenere i migranti privi di diritto legale di soggiorno e, per la prima volta, consente esplicitamente agli Stati membri di trasferire i richiedenti asilo respinti in centri di accoglienza situati in paesi extra-UE. Germania, insieme ad Austria, Danimarca, Grecia e Paesi Bassi, ha fortemente sostenuto la misura e ha confermato dopo il voto di essere al lavoro per esplorare possibili partnership con paesi terzi per l’istituzione di tali centri.
I funzionari del ministero dell’Interno di Berlino sostengono che le procedure esternalizzate accelereranno i rimpatri, che attualmente hanno successo in meno del 30% dei casi, e scoraggeranno i movimenti secondari all’interno dell’area Schengen. I critici, invece, avvertono che il piano rischia di creare “zone d’ombra” giuridiche dove sarà difficile garantire gli standard UE e il controllo giudiziario; le ONG tedesche ProAsyl e Diakonie hanno già annunciato che impugneranno in tribunale qualsiasi trasferimento offshore.
Il governo assicura che la Carta dei Diritti Fondamentali sarà rispettata e che saranno considerati solo paesi che hanno firmato accordi di riammissione e tutela dei diritti umani con Bruxelles. Per le imprese tedesche la posta in gioco è indiretta ma rilevante: il mondo economico spera che un’azione più severa contro l’immigrazione irregolare renda politicamente più semplice per la coalizione ampliare i canali legali di migrazione lavorativa, come la Carta Blu UE e la nuova Opportunity Card a punti. Tuttavia, gli esperti legali avvertono che i poteri di detenzione prolungata (fino a due anni secondo le nuove norme) potrebbero congestionare i tribunali amministrativi e assorbire risorse attualmente destinate all’elaborazione dei visti di lavoro.
Praticamente, chiunque viaggi per affari in Germania o attraverso il paese dopo l’entrata in vigore del regolamento dovrà aspettarsi controlli d’identità più rigorosi alle frontiere terrestri. Sebbene il Codice delle Frontiere Schengen scoraggi i controlli interni, Berlino ha già prorogato le verifiche temporanee almeno fino a metà settembre 2026; i funzionari hanno definito il nuovo Regolamento sui Rimpatri “complementare” a questa politica. Le multinazionali stanno quindi consigliando ai dipendenti di portare sempre con sé il passaporto anche per viaggi intra-Schengen e di prevedere tempi supplementari per eventuali fermate.
Guardando al futuro, i governi UE devono ancora dare il via libera formale, ma i diplomatici considerano questa una mera formalità. Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt ha dichiarato ai giornalisti di voler firmare i primi accordi bilaterali sui centri di rimpatrio “entro fine anno” per rendere operative le strutture pilota nel 2027. Se i tempi saranno rispettati, i responsabili della mobilità aziendale dovranno monitorare come la scelta dei paesi ospitanti influenzerà gli obblighi di tutela e la pianificazione delle missioni per il personale inviato nella regione.
I funzionari del ministero dell’Interno di Berlino sostengono che le procedure esternalizzate accelereranno i rimpatri, che attualmente hanno successo in meno del 30% dei casi, e scoraggeranno i movimenti secondari all’interno dell’area Schengen. I critici, invece, avvertono che il piano rischia di creare “zone d’ombra” giuridiche dove sarà difficile garantire gli standard UE e il controllo giudiziario; le ONG tedesche ProAsyl e Diakonie hanno già annunciato che impugneranno in tribunale qualsiasi trasferimento offshore.
Il governo assicura che la Carta dei Diritti Fondamentali sarà rispettata e che saranno considerati solo paesi che hanno firmato accordi di riammissione e tutela dei diritti umani con Bruxelles. Per le imprese tedesche la posta in gioco è indiretta ma rilevante: il mondo economico spera che un’azione più severa contro l’immigrazione irregolare renda politicamente più semplice per la coalizione ampliare i canali legali di migrazione lavorativa, come la Carta Blu UE e la nuova Opportunity Card a punti. Tuttavia, gli esperti legali avvertono che i poteri di detenzione prolungata (fino a due anni secondo le nuove norme) potrebbero congestionare i tribunali amministrativi e assorbire risorse attualmente destinate all’elaborazione dei visti di lavoro.
Praticamente, chiunque viaggi per affari in Germania o attraverso il paese dopo l’entrata in vigore del regolamento dovrà aspettarsi controlli d’identità più rigorosi alle frontiere terrestri. Sebbene il Codice delle Frontiere Schengen scoraggi i controlli interni, Berlino ha già prorogato le verifiche temporanee almeno fino a metà settembre 2026; i funzionari hanno definito il nuovo Regolamento sui Rimpatri “complementare” a questa politica. Le multinazionali stanno quindi consigliando ai dipendenti di portare sempre con sé il passaporto anche per viaggi intra-Schengen e di prevedere tempi supplementari per eventuali fermate.
Guardando al futuro, i governi UE devono ancora dare il via libera formale, ma i diplomatici considerano questa una mera formalità. Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt ha dichiarato ai giornalisti di voler firmare i primi accordi bilaterali sui centri di rimpatrio “entro fine anno” per rendere operative le strutture pilota nel 2027. Se i tempi saranno rispettati, i responsabili della mobilità aziendale dovranno monitorare come la scelta dei paesi ospitanti influenzerà gli obblighi di tutela e la pianificazione delle missioni per il personale inviato nella regione.
Fonte: The Local / The New Arab
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