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Il terminal per le deportazioni pianificato all'aeroporto di Monaco sarà molto più grande di quanto precedentemente comunicato

lug 10, 2026
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Il terminal per le deportazioni pianificato all'aeroporto di Monaco sarà molto più grande di quanto precedentemente comunicato
Un'inchiesta pubblicata dalla Süddeutsche Zeitung il 9 luglio 2026 rivela che il terminal specializzato per le deportazioni in costruzione all'aeroporto di Monaco è progettato per gestire fino a due voli charter di rimpatrio e 100 rientri individuali su voli di linea ogni giorno, il doppio della capacità indicata dalle autorità. I dati sono emersi da un'interrogazione parlamentare presentata dal Partito Verde nel parlamento bavarese. La struttura, finanziata congiuntamente dai ministeri dell'Interno federale e bavarese, comprende celle di detenzione separate, gate di imbarco sicuri e spazi per le sale briefing della polizia. Le autorità affermano che permetterà rimpatri “efficienti e conformi ai diritti umani”, riducendo la necessità di trasferire i deportati in autobus verso Francoforte o Düsseldorf. Le ONG per i diritti umani avvertono che concentrare i rientri in un unico hub rischia di normalizzare le espulsioni di massa e rendere più difficile il controllo giudiziario, dato che la maggior parte dei tribunali bavaresi si trova a 40 km di distanza, nel centro città. Le compagnie aeree osservano con attenzione: secondo le norme EU261, restano responsabili dei passeggeri in caso di disservizi nei voli di rimpatrio. Lufthansa e la sua controllata CityLine hanno confermato che opereranno alcune rotazioni charter, ma non hanno fornito numeri. I sindacati dell’aeroporto chiedono protocolli chiari e maggiori compensi per il personale a terra coinvolto in quelle che definiscono “operazioni ad alto stress e alto rischio”. Per le aziende che trasferiscono personale in Baviera, il terminal ha un valore soprattutto simbolico, ma segnala un approccio più rigido nell’applicazione delle norme. Gli avvocati specializzati in immigrazione prevedono un controllo più severo delle domande umanitarie e invitano i datori di lavoro a garantire che i lavoratori respinti lascino volontariamente la Germania prima dell’emissione degli ordini di rimpatrio forzato, che possono comportare divieti di rientro pluriennali. I lavori sono in programma per concludersi a marzo 2027. I partiti di opposizione hanno chiesto un’audizione pubblica, mentre il ministero federale dell’Interno sostiene che il progetto si limita a centralizzare le attività di rimpatrio esistenti senza modificare i criteri legali per le deportazioni.
Fonte: Süddeutsche Zeitung

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