
Il portale legale specializzato Service-Juridique ha pubblicato un dettagliato promemoria sul quadro fiscale che regola il telelavoro transfrontaliero tra Svizzera e Francia. L’articolo, datato 18 settembre 2026, illustra l’applicazione pratica del protocollo aggiuntivo alla Convenzione contro le doppie imposizioni del 1966, in vigore dal 1° gennaio 2026.
Punto chiave: finché un dipendente residente in Francia svolge non più del 40% delle giornate lavorative annuali in telelavoro dalla Francia — con le trasferte di lavoro conteggiate fino a un massimo di 10 giorni — l’intero stipendio resta tassabile in Svizzera. Superare la soglia del 40% o i 10 giorni comporta la tassazione francese per i giorni eccedenti e può far perdere al lavoratore lo status di “frontaliero” previsto dall’accordo del 1983.
I datori di lavoro devono adempiere a nuovi obblighi di compliance: entro il 30 novembre di ogni anno devono trasmettere alle autorità fiscali cantonali attestazioni dettagliate che indicano la percentuale di telelavoro di ciascun lavoratore transfrontaliero. I cantoni, a loro volta, invieranno questi dati alle autorità fiscali francesi tramite il meccanismo automatico di scambio delle informazioni salariali a partire dal 2027.
I reparti HR devono quindi potenziare i sistemi di monitoraggio delle presenze e formare i manager per evitare superamenti accidentali delle soglie, che potrebbero causare doppia imposizione e rettifiche in busta paga. Per i responsabili della mobilità e delle assegnazioni, le regole chiarite rappresentano una certezza dopo una serie di accordi provvisori durante la pandemia. La soglia del 40% offre flessibilità per mantenere modelli di lavoro ibrido, mantenendo però la retribuzione in Svizzera, a patto di monitorare con attenzione le giornate di missione e i part-time.
Le aziende con team commerciali o ingegneri spesso inviati all’estero dovrebbero rivedere ora le previsioni dei calendari di viaggio per restare nei limiti. Il mancato rispetto può esporre le imprese a richieste di recupero imposte in Francia e sanzioni per ritardi nella comunicazione. Le multinazionali devono inoltre tenere d’occhio le trattative parallele con Germania e Italia, dove si stanno intensificando dibattiti simili sul telelavoro.
Punto chiave: finché un dipendente residente in Francia svolge non più del 40% delle giornate lavorative annuali in telelavoro dalla Francia — con le trasferte di lavoro conteggiate fino a un massimo di 10 giorni — l’intero stipendio resta tassabile in Svizzera. Superare la soglia del 40% o i 10 giorni comporta la tassazione francese per i giorni eccedenti e può far perdere al lavoratore lo status di “frontaliero” previsto dall’accordo del 1983.
I datori di lavoro devono adempiere a nuovi obblighi di compliance: entro il 30 novembre di ogni anno devono trasmettere alle autorità fiscali cantonali attestazioni dettagliate che indicano la percentuale di telelavoro di ciascun lavoratore transfrontaliero. I cantoni, a loro volta, invieranno questi dati alle autorità fiscali francesi tramite il meccanismo automatico di scambio delle informazioni salariali a partire dal 2027.
I reparti HR devono quindi potenziare i sistemi di monitoraggio delle presenze e formare i manager per evitare superamenti accidentali delle soglie, che potrebbero causare doppia imposizione e rettifiche in busta paga. Per i responsabili della mobilità e delle assegnazioni, le regole chiarite rappresentano una certezza dopo una serie di accordi provvisori durante la pandemia. La soglia del 40% offre flessibilità per mantenere modelli di lavoro ibrido, mantenendo però la retribuzione in Svizzera, a patto di monitorare con attenzione le giornate di missione e i part-time.
Le aziende con team commerciali o ingegneri spesso inviati all’estero dovrebbero rivedere ora le previsioni dei calendari di viaggio per restare nei limiti. Il mancato rispetto può esporre le imprese a richieste di recupero imposte in Francia e sanzioni per ritardi nella comunicazione. Le multinazionali devono inoltre tenere d’occhio le trattative parallele con Germania e Italia, dove si stanno intensificando dibattiti simili sul telelavoro.
Fonte: Service-Juridique
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