
Gli operatori taxi che servono l'Aeroporto Internazionale di Pafos hanno votato per avviare uno sciopero a tempo indeterminato a partire da venerdì 25 settembre, a meno che il Ministero dei Trasporti non affronti le lamentele di lunga data riguardanti l'assegnazione delle aree di prelievo, la regolamentazione delle tariffe e la presenza di veicoli di ride-hailing non autorizzati. I conducenti, organizzati tramite l'associazione locale OSYPA, si sono riuniti all'alba del 23 settembre e hanno deciso che il primo passo sarà uno sciopero di 24 ore; in assenza di un accordo, passeranno a uno sciopero indefinito, bloccando fisicamente il parcheggio taxi designato fuori dalla sala arrivi.
La controversia ruota attorno a un nuovo regolamento del traffico aeroportuale introdotto il mese scorso per alleviare la congestione. I conducenti sostengono che le nuove regole spostano i taxi autorizzati più lontano dal terminal, mentre consentono ai van prenotati di sostare sul marciapiede, riducendo la loro quota di corse turistiche redditizie. Chiedono inoltre una revisione del tariffario, aggiornato l'ultima volta nel 2024, per riflettere l'aumento dei costi del carburante e dell'inflazione, lamentando una diminuzione del reddito netto superiore al 15% durante l'estate.
Se lo sciopero si concretizzerà, l'impatto immediato si farà sentire sui 6.000-8.000 passeggeri che transitano quotidianamente da Pafos durante la bassa stagione, molti dei quali viaggiatori d'affari diretti a Limassol o al corridoio del gas del Mediterraneo orientale dell'UE. Hermes Airports, che gestisce Pafos e Larnaca, ha annunciato piani di emergenza che includono il reindirizzamento dei passeggeri verso la navetta interurbana Kapnos e un aumento della presenza della polizia per prevenire blocchi.
Per le aziende, la prospettiva di disagi nei trasporti terrestri comporta sfide pratiche: i trasferimenti in hotel potrebbero dover essere prepagati e documentati, i viaggiatori devono aspettarsi code più lunghe per le navette e i responsabili della mobilità dovrebbero informare i dipendenti sulle alternative, come corse preorganizzate con autisti verificati. Se lo sciopero dovesse protrarsi fino a ottobre, in concomitanza con l'inizio della stagione delle conferenze sull'energia offshore, le delegazioni multinazionali potrebbero dover deviare il traffico verso Larnaca o persino Ercan a nord, con conseguenti ritardi e controlli di conformità.
A lungo termine, questa tensione evidenzia il dilemma più ampio della mobilità a Cipro: mentre l'isola cerca di diversificare il turismo oltre il modello delle vacanze balneari e attrarre conferenze di alto livello e nomadi digitali, i problemi al primo punto di accesso possono compromettere la competitività. Il governo è sotto pressione per trovare una soluzione equilibrata che mantenga fluido il flusso aeroportuale proteggendo al contempo i mezzi di sussistenza locali, un tema ricorrente negli aeroporti secondari europei nel periodo di ripresa post-pandemica.
La controversia ruota attorno a un nuovo regolamento del traffico aeroportuale introdotto il mese scorso per alleviare la congestione. I conducenti sostengono che le nuove regole spostano i taxi autorizzati più lontano dal terminal, mentre consentono ai van prenotati di sostare sul marciapiede, riducendo la loro quota di corse turistiche redditizie. Chiedono inoltre una revisione del tariffario, aggiornato l'ultima volta nel 2024, per riflettere l'aumento dei costi del carburante e dell'inflazione, lamentando una diminuzione del reddito netto superiore al 15% durante l'estate.
Se lo sciopero si concretizzerà, l'impatto immediato si farà sentire sui 6.000-8.000 passeggeri che transitano quotidianamente da Pafos durante la bassa stagione, molti dei quali viaggiatori d'affari diretti a Limassol o al corridoio del gas del Mediterraneo orientale dell'UE. Hermes Airports, che gestisce Pafos e Larnaca, ha annunciato piani di emergenza che includono il reindirizzamento dei passeggeri verso la navetta interurbana Kapnos e un aumento della presenza della polizia per prevenire blocchi.
Per le aziende, la prospettiva di disagi nei trasporti terrestri comporta sfide pratiche: i trasferimenti in hotel potrebbero dover essere prepagati e documentati, i viaggiatori devono aspettarsi code più lunghe per le navette e i responsabili della mobilità dovrebbero informare i dipendenti sulle alternative, come corse preorganizzate con autisti verificati. Se lo sciopero dovesse protrarsi fino a ottobre, in concomitanza con l'inizio della stagione delle conferenze sull'energia offshore, le delegazioni multinazionali potrebbero dover deviare il traffico verso Larnaca o persino Ercan a nord, con conseguenti ritardi e controlli di conformità.
A lungo termine, questa tensione evidenzia il dilemma più ampio della mobilità a Cipro: mentre l'isola cerca di diversificare il turismo oltre il modello delle vacanze balneari e attrarre conferenze di alto livello e nomadi digitali, i problemi al primo punto di accesso possono compromettere la competitività. Il governo è sotto pressione per trovare una soluzione equilibrata che mantenga fluido il flusso aeroportuale proteggendo al contempo i mezzi di sussistenza locali, un tema ricorrente negli aeroporti secondari europei nel periodo di ripresa post-pandemica.
Fonte: CyprNews