
Il Primo Ministro Bart De Wever ha convocato per venerdì 2 ottobre una riunione straordinaria del Consiglio Nazionale per la Sicurezza (CNS) del Belgio, con l’obiettivo di approvare una nuova dottrina contro le cosiddette minacce ibride rivolte alle infrastrutture critiche, tra cui aeroporti, porti e snodi ferroviari. Il Ministro dell’Interno Bernard Quintin ha riferito al Parlamento che gli recenti episodi con droni all’aeroporto di Lipsia e un complotto sventato in una base militare britannica evidenziano la vulnerabilità dei nodi di trasporto. I servizi di sicurezza temono che tattiche simili possano essere impiegate contro l’aeroporto di Bruxelles, il porto di Anversa, il terminal GNL di Zeebrugge o le istituzioni UE nella capitale.
Il piano d’azione, già condiviso con partner UE e NATO, prevede un rafforzamento del monitoraggio informatico dei sistemi di controllo alle frontiere aeroportuali, unità anti-drone a rapido intervento e un’intensificazione dello scambio di informazioni con operatori privati e società di handling a terra. Una modifica alla legge sull’aviazione civile, che sarà presentata il mese prossimo, obbligherà le compagnie aeree a segnalare interferenze di segnale inspiegabili entro 30 minuti.
I responsabili dei viaggi d’affari seguono con attenzione: un eventuale innalzamento del livello di allerta nazionale potrebbe comportare controlli casuali sui bagagli, verifiche sui veicoli in avvicinamento agli aeroporti o persino chiusure temporanee delle linee ferroviarie interne a Schengen, come accaduto durante l’ondata terroristica del 2016. Il CNS sta inoltre valutando la possibilità di stanziare ufficiali di collegamento militari in modo permanente presso il comando della polizia di frontiera dell’aeroporto di Bruxelles.
I consulenti per la sicurezza aziendale apprezzano l’approccio proattivo, ma avvertono che la sovrapposizione di competenze federali e regionali — in particolare al porto di Anversa — potrebbe rallentare l’attuazione rapida delle misure. I gruppi industriali stanno facendo pressione per un unico punto di contatto, in modo che le aziende possano ricevere indicazioni uniformi su viaggi e movimentazioni di merci durante le fasi di allerta.
Il piano d’azione, già condiviso con partner UE e NATO, prevede un rafforzamento del monitoraggio informatico dei sistemi di controllo alle frontiere aeroportuali, unità anti-drone a rapido intervento e un’intensificazione dello scambio di informazioni con operatori privati e società di handling a terra. Una modifica alla legge sull’aviazione civile, che sarà presentata il mese prossimo, obbligherà le compagnie aeree a segnalare interferenze di segnale inspiegabili entro 30 minuti.
I responsabili dei viaggi d’affari seguono con attenzione: un eventuale innalzamento del livello di allerta nazionale potrebbe comportare controlli casuali sui bagagli, verifiche sui veicoli in avvicinamento agli aeroporti o persino chiusure temporanee delle linee ferroviarie interne a Schengen, come accaduto durante l’ondata terroristica del 2016. Il CNS sta inoltre valutando la possibilità di stanziare ufficiali di collegamento militari in modo permanente presso il comando della polizia di frontiera dell’aeroporto di Bruxelles.
I consulenti per la sicurezza aziendale apprezzano l’approccio proattivo, ma avvertono che la sovrapposizione di competenze federali e regionali — in particolare al porto di Anversa — potrebbe rallentare l’attuazione rapida delle misure. I gruppi industriali stanno facendo pressione per un unico punto di contatto, in modo che le aziende possano ricevere indicazioni uniformi su viaggi e movimentazioni di merci durante le fasi di allerta.
Fonte: The Brussels Times