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La Corte Suprema di Delhi chiarisce che possedere un visto valido non garantisce l’ingresso in India

ott 1, 2026
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La Corte Suprema di Delhi chiarisce che possedere un visto valido non garantisce l’ingresso in India
In un’ordinanza emessa a tarda sera il 1° ottobre 2026, l’Alta Corte di Delhi ha stabilito che gli ufficiali dell’immigrazione possono negare l’ingresso a un cittadino straniero anche se il viaggiatore è in possesso di un visto indiano valido, purché il rifiuto sia motivato da ragioni registrate ai sensi della Foreigners Act. Il caso riguardava un turista del Sud-Est asiatico a cui era stato negato l’ingresso all’aeroporto IGI nonostante un visto elettronico turistico valido per sei mesi; le autorità avevano citato “segnalazioni di sicurezza avverse”. La corte ha sottolineato che il visto rappresenta solo un “permesso di richiedere l’ingresso” e non un diritto assoluto, richiamando la giurisprudenza della Corte Suprema e della Camera dei Lord del Regno Unito (il caso storico *Ex parte Khawaja*). Inoltre, ha precisato che il rifiuto all’ingresso non equivale a una “cancellazione” del visto e quindi non deve seguire le complesse garanzie di giustizia naturale previste per le cancellazioni di visto. Per i team di mobilità aziendale, la sentenza è un chiaro monito che i dinieghi dell’ultimo minuto sono ancora possibili, soprattutto quando i dati del passeggero risultano in una lista di controllo negativa dopo il rilascio del visto. Gli esperti consigliano di utilizzare il meccanismo di rettifica delle informazioni passeggeri anticipate (API) del Bureau of Immigration e di portare con sé documentazione comprovante lo scopo del viaggio, l’alloggio e il biglietto di ritorno o di proseguimento, anche in caso di visti business. La decisione potrebbe inoltre influenzare il modo in cui gli ufficiali dell’immigrazione applicano le nuove analisi della e-Arrival Card, che incrociano in tempo reale i dati dei viaggiatori con molteplici banche dati delle forze dell’ordine. Con l’India che si avvia verso corsie “verdi” basate sul rischio per i viaggiatori fidati, la sentenza di oggi conferma che la discrezionalità rimarrà saldamente nelle mani delle autorità di frontiera. Gruppi della società civile hanno criticato l’assenza di un processo formale di appello negli aeroporti, sollecitando il Ministero dell’Interno a istituire un organismo di revisione indipendente simile alla Immigration Appeal Division canadese. Il governo non ha ancora risposto.
Fonte: Prabhasakshi

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