
In una rapida retromarcia politica, il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali austriaco ha ordinato al Servizio Pubblico per l’Impiego (AMS) di riprendere il rinnovo dei permessi di lavoro per i richiedenti asilo le cui domande iniziali di rifugio sono state respinte ma sono ancora in fase di appello. L’istruzione scritta del ministero, emessa alla fine della scorsa settimana e confermata il 5 ottobre 2026, annulla una modifica di giugno alla legge sull’occupazione degli stranieri che aveva escluso circa 1.400 richiedenti asilo lavoratori – molti dei quali nei settori manifatturiero e dell’ospitalità – dal mercato del lavoro. I datori di lavoro avevano segnalato gravi carenze di competenze, mentre gli esperti legali sostenevano che la restrizione violasse la Direttiva UE sulle condizioni di accoglienza, ora parte del nuovo Patto UE su asilo e migrazione. Secondo le regole di giugno, l’AMS aveva rifiutato di prorogare i permessi a tempo determinato una volta che il richiedente riceveva una decisione negativa dall’Ufficio Federale per l’Immigrazione e l’Asilo (BFA). Il ministero sociale ora ammette che la misura sarà probabilmente annullata dalla Corte Costituzionale austriaca o dalla Corte di Giustizia UE e perciò ordina all’AMS di trattare tutti i “casi di transizione” come se fosse ancora in vigore il vecchio regime. I permessi esistenti restano validi; le nuove domande presentate da persone che hanno fatto la prima richiesta di asilo dopo il 12 giugno saranno sospese in attesa di chiarimenti da parte delle corti superiori. La retromarcia porta un sollievo immediato ai datori di lavoro nei distretti industriali dell’Alta Austria e nella zona turistica del Tirolo, dove i dipendenti richiedenti asilo coprono posizioni difficili da reperire. La Camera Federale dell’Economia austriaca (WKO) ha accolto con favore la decisione, ma ha chiesto una “certezza giuridica duratura” per permettere alle aziende di pianificare il personale e i processi di conformità. Diverse imprese hanno dichiarato al Standard di aver già preparato lettere di licenziamento e ora devono tornare sui loro passi. Per le multinazionali che distaccano personale nelle filiali austriache o che si affidano a centri servizi condivisi a Vienna, l’episodio evidenzia la fluidità delle regole sull’immigrazione in Austria nel primo anno del Patto UE sull’Asilo. I responsabili della mobilità dovrebbero monitorare le prossime sentenze: se i tribunali confermeranno che i richiedenti in fase di appello devono avere accesso al mercato del lavoro, il Parlamento dovrà riscrivere la legge sull’occupazione degli stranieri, aprendo potenzialmente una via più prevedibile per valorizzare il talento dei rifugiati. Praticamente, i reparti HR dovrebbero: (1) verificare attentamente la data di validità dei permessi di lavoro esistenti; (2) conservare la documentazione che attesti la presentazione delle richieste di rinnovo prima del blocco di giugno; e (3) prevedere possibili ritardi nell’AMS una volta emesse le nuove direttive per i casi post-giugno. Le aziende che pianificano il personale per la stagione invernale nel turismo dovrebbero inoltre considerare tempi supplementari per i test locali del mercato del lavoro una volta revocato il blocco sui nuovi permessi.
Fonte: Der Standard
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