
Il 9 ottobre, gli agenti della Guardia di Frontiera dei Carpazi hanno ispezionato un’azienda turistica nella regione dei Tatra in Polonia, scoprendo che un cittadino bengalese di 39 anni lavorava in front office senza i permessi di lavoro e soggiorno necessari. L’individuo è stato soggetto a un ordine di rimpatrio e a un divieto di rientro nell’area Schengen per più anni, mentre il datore di lavoro rischia sanzioni amministrative fino a 30.000 PLN (circa 6.900 €) ai sensi della legge sulla promozione dell’occupazione e le istituzioni del mercato del lavoro. Il caso evidenzia il rafforzamento dei controlli di conformità nel settore dell’ospitalità in vista della stagione sciistica invernale. Secondo le statistiche della Guardia di Frontiera, le ispezioni alle imprese turistiche nella regione di Małopolskie sono aumentate del 38% rispetto all’anno precedente, riflettendo l’impegno del governo a contrastare il lavoro irregolare che può alterare la concorrenza. Per hotel multinazionali e tour operator il messaggio è chiaro: verificare che il personale extra-UE possieda permessi unici validi o visti per lavoro stagionale e che siano rispettati gli obblighi di notifica agli uffici del lavoro. Le aziende che si avvalgono di agenzie di lavoro temporaneo devono richiedere copie aggiornate dei permessi e conservarle in loco. L’episodio sottolinea inoltre le responsabilità in materia di immigrazione per i dirigenti; la legge polacca prevede sanzioni non solo per il datore di lavoro diretto, ma anche per le entità che “beneficiano” del lavoro irregolare, comprese le società madri. I team HR che pianificano di assumere personale non UE per l’alta stagione dovrebbero prevedere un periodo di otto-dieci settimane per l’elaborazione delle pratiche, a causa di un controllo più rigoroso dei documenti presso gli uffici voivodali.