
L’aeroporto Václav Havel è stato messo in crisi il 19 dicembre quando il nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES) dell’UE si è bloccato durante l’ora di punta mattutina, costringendo gli agenti della Polizia Straniera ceca a raccogliere manualmente i dati biometrici. I viaggiatori che normalmente superano il confine esterno Schengen in 30-40 minuti hanno dovuto attendere fino a tre ore, con le compagnie aeree che hanno ritardato due partenze a lungo raggio per proteggere le coincidenze perse.
Il blackout rappresenta un grosso imbarazzo per le autorità ceche: il paese sta sperimentando il regime biometrico da ottobre in vista del lancio a livello UE previsto per il 10 aprile 2026. Solo il 10% dei passeggeri esenti da visto utilizza attualmente i chioschi, ben al di sotto del target del 35% fissato dal ministero dell’Interno per il 9 gennaio 2026. Compagnie aeree e Airports Council International (ACI) avvertono che, se le prestazioni non miglioreranno, Praga e altri hub UE che utilizzano lo stesso software potrebbero dover “spegnere” l’EES per motivi di sicurezza.
I responsabili dei viaggi aziendali consigliano al personale di arrivare almeno tre ore prima della partenza, evitare coincidenze strette a Praga e Vienna e assicurarsi che i passaporti abbiano due pagine bianche per eventuali timbri d’emergenza. I team di mobilità che trasferiranno personale in Repubblica Ceca all’inizio del prossimo anno potrebbero dover prevedere giorni extra di margine nei programmi di onboarding e considerare servizi VIP di accoglienza fino a quando il sistema non si stabilizzerà.
La direzione dell’aeroporto ha annunciato l’assunzione di 60 assistenti temporanei per il controllo alle frontiere e l’installazione di 20 chioschi aggiuntivi entro metà gennaio. Il ministero ha promesso aggiornamenti software, ma ammette che ulteriori interruzioni sono possibili con l’aumento del traffico per i mercatini di Natale e il rientro degli espatriati. Le aziende dovrebbero monitorare quotidianamente la situazione e preparare budget di emergenza per straordinari e alloggi qualora i rallentamenti alle frontiere persistessero.
Il blackout rappresenta un grosso imbarazzo per le autorità ceche: il paese sta sperimentando il regime biometrico da ottobre in vista del lancio a livello UE previsto per il 10 aprile 2026. Solo il 10% dei passeggeri esenti da visto utilizza attualmente i chioschi, ben al di sotto del target del 35% fissato dal ministero dell’Interno per il 9 gennaio 2026. Compagnie aeree e Airports Council International (ACI) avvertono che, se le prestazioni non miglioreranno, Praga e altri hub UE che utilizzano lo stesso software potrebbero dover “spegnere” l’EES per motivi di sicurezza.
I responsabili dei viaggi aziendali consigliano al personale di arrivare almeno tre ore prima della partenza, evitare coincidenze strette a Praga e Vienna e assicurarsi che i passaporti abbiano due pagine bianche per eventuali timbri d’emergenza. I team di mobilità che trasferiranno personale in Repubblica Ceca all’inizio del prossimo anno potrebbero dover prevedere giorni extra di margine nei programmi di onboarding e considerare servizi VIP di accoglienza fino a quando il sistema non si stabilizzerà.
La direzione dell’aeroporto ha annunciato l’assunzione di 60 assistenti temporanei per il controllo alle frontiere e l’installazione di 20 chioschi aggiuntivi entro metà gennaio. Il ministero ha promesso aggiornamenti software, ma ammette che ulteriori interruzioni sono possibili con l’aumento del traffico per i mercatini di Natale e il rientro degli espatriati. Le aziende dovrebbero monitorare quotidianamente la situazione e preparare budget di emergenza per straordinari e alloggi qualora i rallentamenti alle frontiere persistessero.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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