
L’iniziativa svizzera controversa “10-Milioni” è entrata in una nuova fase il 27 dicembre 2025, con i parlamentari di centro e di sinistra che lanciano l’allarme sul suo possibile impatto sulle regioni periferiche. L’iniziativa, promossa dal partito di destra Unione Democratica di Centro (UDC), obbligherebbe la Confederazione a rescindere l’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE se la popolazione residente superasse i dieci milioni prima del 2050.
Intervistato da CH-Media, il consigliere agli Stati Benedikt Würth (Il Centro/SG) ha sottolineato che i maggiori svantaggi ricadrebbero sui cantoni già colpiti dal declino demografico. Le proiezioni federali indicano un rapido invecchiamento in Grigioni e Ticino; senza immigrazione, questi rischiano carenze di manodopera nei settori sanitario, educativo e turistico. Il consigliere nazionale Jon Pult (PS/GR) ha aggiunto che le valli periferiche dipendono dal personale stagionale straniero e dai frontalieri per mantenere sostenibili i servizi pubblici. La senatrice UDC Esther Friedli ha replicato che un’immigrazione controllata è ancora possibile tramite quote simili a quelle per i cittadini di paesi terzi e che limitare la crescita allevierebbe la pressione su abitazioni e infrastrutture.
L’iniziativa sarà sottoposta a votazione nazionale, probabilmente a giugno 2026, aprendo un nuovo scontro ad alta tensione sul rapporto bilaterale della Svizzera con Bruxelles. Se approvata, si aprirebbe una finestra di due anni per rinegoziare o abrogare la libera circolazione, mettendo a rischio l’intero pacchetto degli Accordi Bilaterali I (incluso l’accesso reciproco ai mercati per servizi, trasporti e ricerca). Le associazioni imprenditoriali come Economiesuisse avvertono che l’incertezza potrebbe scoraggiare gli investimenti esteri e complicare i trasferimenti intra-aziendali, che si basano sull’attuale sistema di registrazione semplificato per i lavoratori UE.
Per i team HR e di mobilità globale il calendario politico è serrato: è necessario iniziare subito a pianificare scenari alternativi per i flussi di talenti post-2026, soprattutto nelle professioni in carenza (IT, scienze della vita, ospitalità). Le multinazionali con sedi regionali a Zurigo, Basilea o Zug stanno simulando scenari di organico che prevedono quote annuali e test del mercato del lavoro per le assunzioni UE, analoghi a quelli attualmente applicati ai cittadini di paesi terzi. Diversi cantoni stanno facendo pressione su Berna per ottenere esenzioni settoriali qualora l’iniziativa passi.
Nei prossimi mesi il Consiglio federale dovrebbe pubblicare la sua raccomandazione ufficiale, mentre il partito Il Centro sta elaborando una controproposta parlamentare incentrata sull’offerta abitativa e la formazione professionale, piuttosto che sui limiti all’immigrazione. Il dibattito garantirà che la politica demografica – e i suoi effetti sui regimi di visto – rimarranno al centro dell’agenda della mobilità in Svizzera fino al 2026.
Intervistato da CH-Media, il consigliere agli Stati Benedikt Würth (Il Centro/SG) ha sottolineato che i maggiori svantaggi ricadrebbero sui cantoni già colpiti dal declino demografico. Le proiezioni federali indicano un rapido invecchiamento in Grigioni e Ticino; senza immigrazione, questi rischiano carenze di manodopera nei settori sanitario, educativo e turistico. Il consigliere nazionale Jon Pult (PS/GR) ha aggiunto che le valli periferiche dipendono dal personale stagionale straniero e dai frontalieri per mantenere sostenibili i servizi pubblici. La senatrice UDC Esther Friedli ha replicato che un’immigrazione controllata è ancora possibile tramite quote simili a quelle per i cittadini di paesi terzi e che limitare la crescita allevierebbe la pressione su abitazioni e infrastrutture.
L’iniziativa sarà sottoposta a votazione nazionale, probabilmente a giugno 2026, aprendo un nuovo scontro ad alta tensione sul rapporto bilaterale della Svizzera con Bruxelles. Se approvata, si aprirebbe una finestra di due anni per rinegoziare o abrogare la libera circolazione, mettendo a rischio l’intero pacchetto degli Accordi Bilaterali I (incluso l’accesso reciproco ai mercati per servizi, trasporti e ricerca). Le associazioni imprenditoriali come Economiesuisse avvertono che l’incertezza potrebbe scoraggiare gli investimenti esteri e complicare i trasferimenti intra-aziendali, che si basano sull’attuale sistema di registrazione semplificato per i lavoratori UE.
Per i team HR e di mobilità globale il calendario politico è serrato: è necessario iniziare subito a pianificare scenari alternativi per i flussi di talenti post-2026, soprattutto nelle professioni in carenza (IT, scienze della vita, ospitalità). Le multinazionali con sedi regionali a Zurigo, Basilea o Zug stanno simulando scenari di organico che prevedono quote annuali e test del mercato del lavoro per le assunzioni UE, analoghi a quelli attualmente applicati ai cittadini di paesi terzi. Diversi cantoni stanno facendo pressione su Berna per ottenere esenzioni settoriali qualora l’iniziativa passi.
Nei prossimi mesi il Consiglio federale dovrebbe pubblicare la sua raccomandazione ufficiale, mentre il partito Il Centro sta elaborando una controproposta parlamentare incentrata sull’offerta abitativa e la formazione professionale, piuttosto che sui limiti all’immigrazione. Il dibattito garantirà che la politica demografica – e i suoi effetti sui regimi di visto – rimarranno al centro dell’agenda della mobilità in Svizzera fino al 2026.
Fonte: Watson
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