
In una mossa destinata a rivoluzionare le strutture salariali per le forze lavoro miste di cittadini nazionali ed espatriati, il Ministero delle Risorse Umane ed Emiratizzazione (MoHRE) ha aumentato il salario minimo mensile per i cittadini emiratini nel settore privato, portandolo da 5.000 a 6.000 AED, a partire dal 1° gennaio 2026.
Qualsiasi richiesta di emissione, rinnovo o modifica di un permesso di lavoro emiratino con un salario inferiore al nuovo minimo sarà automaticamente bloccata. I datori di lavoro hanno tempo fino al 30 giugno 2026 per adeguare le buste paga esistenti; dopo tale data, le aziende rischiano di perdere l’accesso a nuovi permessi di lavoro e di vedere esclusi i dipendenti non conformi dal calcolo delle quote di Emiratizzazione.
Sebbene la norma non si applichi direttamente al personale espatriato, le multinazionali ne avvertiranno gli effetti indiretti. I modelli di budget per i costi delle assegnazioni, soprattutto dove locali e stranieri ricoprono ruoli simili, dovranno essere rivisti per evitare percezioni di disparità salariale. Le aziende che dipendono da contratti governativi potrebbero inoltre vedere inasprirsi i criteri di valutazione della localizzazione, rendendo la piena conformità un requisito essenziale per l’accesso alle gare.
I responsabili della mobilità globale dovrebbero collaborare con i team di compensazione per aggiornare le fasce salariali, includere il nuovo minimo nelle previsioni delle indennità di missione e assicurarsi che i sistemi HRIS segnalino tempestivamente eventuali emiratini con retribuzioni inferiori alla soglia, ben prima della scadenza di giugno. Le sanzioni prevedono il blocco dei nuovi permessi, con possibili ritardi nel reclutamento per progetti e piani di espansione.
Qualsiasi richiesta di emissione, rinnovo o modifica di un permesso di lavoro emiratino con un salario inferiore al nuovo minimo sarà automaticamente bloccata. I datori di lavoro hanno tempo fino al 30 giugno 2026 per adeguare le buste paga esistenti; dopo tale data, le aziende rischiano di perdere l’accesso a nuovi permessi di lavoro e di vedere esclusi i dipendenti non conformi dal calcolo delle quote di Emiratizzazione.
Sebbene la norma non si applichi direttamente al personale espatriato, le multinazionali ne avvertiranno gli effetti indiretti. I modelli di budget per i costi delle assegnazioni, soprattutto dove locali e stranieri ricoprono ruoli simili, dovranno essere rivisti per evitare percezioni di disparità salariale. Le aziende che dipendono da contratti governativi potrebbero inoltre vedere inasprirsi i criteri di valutazione della localizzazione, rendendo la piena conformità un requisito essenziale per l’accesso alle gare.
I responsabili della mobilità globale dovrebbero collaborare con i team di compensazione per aggiornare le fasce salariali, includere il nuovo minimo nelle previsioni delle indennità di missione e assicurarsi che i sistemi HRIS segnalino tempestivamente eventuali emiratini con retribuzioni inferiori alla soglia, ben prima della scadenza di giugno. Le sanzioni prevedono il blocco dei nuovi permessi, con possibili ritardi nel reclutamento per progetti e piani di espansione.
Fonte: The Times of India
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