
Una sentenza di primo grado emessa il 27 aprile dal Tribunale Amministrativo di Coblenza ha inflitto un duro colpo alla pratica tedesca di mantenere controlli sistematici di identità alle frontiere terrestri interne. Il tribunale ha stabilito che gli agenti della Polizia Federale non avevano basi legali per fermare e interrogare un professore di diritto che viaggiava in autobus dal Lussemburgo al valico di Perl-Schengen nel giugno 2025. I giudici hanno ritenuto che il Ministero dell’Interno non abbia dimostrato una “minaccia seria e nuova all’ordine pubblico o alla sicurezza interna”, come richiesto dagli articoli 25-28 del Codice delle Frontiere Schengen, quando ha prorogato i controlli per un ulteriore periodo di sei mesi lo scorso anno. Sebbene la sentenza riguardi solo il caso specifico, si tratta della seconda sconfitta simile per il governo in questo mese e potrebbe aprire la strada a ulteriori ricorsi legali. I critici sostengono che Berlino abbia trasformato quella che la normativa UE prevede come una misura temporanea e straordinaria in un regime quasi permanente, rallentando i corridoi commerciali, interrompendo i flussi dei pendolari e minando il principio della libera circolazione. Anche il Tribunale Amministrativo Superiore della Baviera ha espresso una conclusione analoga l’11 aprile riguardo al confine tedesco-austriaco, segnalando una crescente impazienza giudiziaria verso i prolungati controlli “d’emergenza”. Per i datori di lavoro multinazionali, la questione pratica immediata è se il governo Merz sospenderà i controlli che hanno causato code, multe sul posto e ritardi nelle consegne lungo i corridoi chiave per i camion dai porti del Benelux verso la Germania meridionale. Durante la conferenza stampa federale di lunedì, un portavoce del Ministero dell’Interno ha dichiarato che le autorità “esamineranno attentamente le motivazioni” e si riservano il diritto di ricorrere, il che significa che i posti di controllo rimarranno attivi per il momento. Gli esperti legali osservano che le aziende colpite da ritardi nelle spedizioni o da costi per straordinari dei dipendenti potrebbero eventualmente richiedere risarcimenti se i tribunali superiori confermeranno la sentenza di Coblenza. Perciò, i team di mobilità aziendale sono invitati a iniziare a documentare ogni interruzione legata ai controlli e a informare autisti e personale transfrontaliero su possibili cambiamenti procedurali. La sentenza aumenta inoltre la pressione su Berlino nei prossimi dibattiti del Consiglio, dove diversi Stati membri chiedono limiti più stringenti sulla durata dei controlli interni. A medio termine, il caso potrebbe accelerare le trattative politiche su un nuovo pacchetto di governance Schengen previsto per la fine dell’anno. La Germania dovrà decidere se rafforzare i controlli interni, rischiando ulteriori contenziosi e tensioni diplomatiche con vicini come Lussemburgo e Paesi Bassi, oppure orientarsi verso controlli mirati basati sull’intelligence, lontano dalla frontiera fisica. In ogni caso, i responsabili della mobilità dovranno monitorare i tempi dei ricorsi e prepararsi a un’ulteriore inversione di rotta politica nei prossimi mesi.
Fonte: Brussels Signal
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