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La Casa Bianca valuta di ritirare gli agenti della CBP dagli aeroporti delle "città santuario", suscitando allarme nel settore dei viaggi

mag 31, 2026
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La Casa Bianca valuta di ritirare gli agenti della CBP dagli aeroporti delle "città santuario", suscitando allarme nel settore dei viaggi
Il Segretario per la Sicurezza Interna, Markwayne Mullin, ha confermato in un’intervista televisiva del 30 maggio che il suo dipartimento sta “elaborando piani” per ridistribuire gli agenti della Customs and Border Protection (CBP) dagli aeroporti internazionali situati in giurisdizioni che rifiutano di collaborare con l’applicazione federale delle leggi sull’immigrazione. Tra gli aeroporti inclusi nella lista delle giurisdizioni “santuario” del Dipartimento di Giustizia figurano scali strategici come New York JFK, Los Angeles LAX, Chicago O’Hare, Newark, Seattle e San Francisco, che insieme gestiscono oltre il 60% di tutti gli arrivi internazionali negli Stati Uniti. Se attuata, questa misura bloccherebbe di fatto i voli diretti dall’estero verso queste città, poiché le compagnie aeree non possono legalmente far sbarcare i passeggeri prima che superino l’ispezione primaria della CBP. Le associazioni del settore viaggi avvertono che questa politica rappresenterebbe una “ferita economica autoinflitta”, soprattutto a sei settimane dall’inizio della Coppa del Mondo FIFA 2026, con 5 miliardi di dollari di spesa turistica in gioco. Airlines for America stima che dirottare i voli verso aeroporti alternativi comporterebbe almeno 1.200 dollari in costi operativi aggiuntivi per ogni movimento di aerei a fusoliera larga, oltre a interrompere catene di approvvigionamento critiche per il trasporto merci in stiva. I sostenitori della proposta, tra cui diversi governatori repubblicani e membri del Congresso, sostengono che sospendere i servizi CBP eserciterà pressione sui governi locali affinché collaborino con le richieste di detenzione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Essi citano recenti proteste di strada davanti a strutture ICE a Newark e San Francisco, accusando la polizia locale di aver rifiutato di garantire la sicurezza perimetrale, sottraendo così risorse federali. Gli attivisti per i diritti civili replicano che il piano equivale a una “punizione collettiva” per viaggiatori e imprese a causa di dissidi politici. È previsto un contenzioso qualora il DHS emetta un ordine di attuazione senza un formale processo di consultazione pubblica. Dal punto di vista della mobilità, le multinazionali dovrebbero individuare porti di ingresso alternativi per i dipendenti in arrivo e garantire trasporti terrestri di riserva verso i principali luoghi di lavoro. I responsabili dei viaggi sono invitati a monitorare gli avvisi di variazione degli orari aerei e a preparare dashboard per il tracciamento dei viaggiatori, al fine di mantenere la conformità agli obblighi di tutela in caso di deviazioni diffuse. Gli analisti politici suggeriscono che la minaccia sia principalmente una leva negoziale nelle trattative in corso con le giurisdizioni santuario, ma la sola possibilità sta già influenzando la pianificazione della capacità estiva delle compagnie aeree. Gli stakeholder della mobilità dovrebbero interagire con le associazioni di categoria e presentare osservazioni qualora il DHS pubblichi nei prossimi giorni un avviso nel Federal Register.
Fonte: Scripps News

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