
L’ultimo aggiornamento sull’immigrazione nel Regno Unito di Clyde & Co (6 luglio) evidenzia due sviluppi cruciali per i datori di lavoro: un progetto di Codice di Condotta che ridefinisce chi è considerato “dipendente” ai fini dei controlli sul diritto al lavoro (Right-to-Work, RTW) e una guida dettagliata del Home Office sulla prossima procedura di Earned Settlement.
Secondo il progetto di Codice, l’obbligo di verificare i documenti RTW può estendersi oltre i dipendenti diretti a subappaltatori, lavoratori della gig economy reclutati tramite piattaforme online e persino personale sostitutivo fornito tramite contratti di servizio. La mancata applicazione corretta dei controlli può esporre l’azienda committente – definita “Datore di lavoro esteso” – a sanzioni civili fino a £45.000 per ogni lavoratore irregolare in caso di prima violazione.
Il documento illustra inoltre il percorso a tre livelli del Home Office per la concessione della residenza permanente: cinque anni per chi percepisce uno stipendio superiore a 2,5 volte la mediana nazionale, sette anni per chi soddisfa i requisiti standard del lavoratore qualificato e dieci anni per ruoli meno retribuiti. Gli individui dovranno accumulare “punti di integrazione” attraverso contributi fiscali continui e l’assenza di condanne penali non estinte. Regole transitorie attenueranno l’impatto sui dipendenti attuali al lancio del programma previsto per aprile 2027.
Le aziende sono invitate a verificare le catene di fornitura del lavoro, aggiornare le clausole contrattuali con i subappaltatori e prevedere un aumento del carico di lavoro legale per la conformità. I team HR dovrebbero inoltre preparare piani di comunicazione per il personale straniero preoccupato per i tempi più lunghi per ottenere la residenza permanente.
Pur essendo ancora soggette all’approvazione parlamentare, le proposte indicano una direzione chiara: una compliance più rigorosa per i datori di lavoro accompagnata da un percorso più trasparente e legato allo stipendio per la residenza permanente.
Secondo il progetto di Codice, l’obbligo di verificare i documenti RTW può estendersi oltre i dipendenti diretti a subappaltatori, lavoratori della gig economy reclutati tramite piattaforme online e persino personale sostitutivo fornito tramite contratti di servizio. La mancata applicazione corretta dei controlli può esporre l’azienda committente – definita “Datore di lavoro esteso” – a sanzioni civili fino a £45.000 per ogni lavoratore irregolare in caso di prima violazione.
Il documento illustra inoltre il percorso a tre livelli del Home Office per la concessione della residenza permanente: cinque anni per chi percepisce uno stipendio superiore a 2,5 volte la mediana nazionale, sette anni per chi soddisfa i requisiti standard del lavoratore qualificato e dieci anni per ruoli meno retribuiti. Gli individui dovranno accumulare “punti di integrazione” attraverso contributi fiscali continui e l’assenza di condanne penali non estinte. Regole transitorie attenueranno l’impatto sui dipendenti attuali al lancio del programma previsto per aprile 2027.
Le aziende sono invitate a verificare le catene di fornitura del lavoro, aggiornare le clausole contrattuali con i subappaltatori e prevedere un aumento del carico di lavoro legale per la conformità. I team HR dovrebbero inoltre preparare piani di comunicazione per il personale straniero preoccupato per i tempi più lunghi per ottenere la residenza permanente.
Pur essendo ancora soggette all’approvazione parlamentare, le proposte indicano una direzione chiara: una compliance più rigorosa per i datori di lavoro accompagnata da un percorso più trasparente e legato allo stipendio per la residenza permanente.
Fonte: Clyde & Co
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