
Il governo francese ha pubblicato il Decreto n. 2026-635 sulla Gazzetta Ufficiale del 18 luglio 2026, riformando il modo in cui vengono gestite le richieste di asilo sia alle frontiere esterne della Francia sia davanti al Consiglio Nazionale per il Diritto d’Asilo (CNDA). Il testo accorcia diversi termini procedurali, richiede ai ricorrenti di presentare memorie scritte più dettagliate in una fase anticipata e consente al CNDA di utilizzare più ampiamente le udienze in videoconferenza. Secondo il Ministero dell’Interno, l’obiettivo è ridurre l’arretrato che a metà 2026 superava i 53.000 casi e garantire che i ricorsi manifestamente infondati siano risolti entro sei settimane.
Per le domande presentate ai punti di ingresso, come l’aeroporto Charles-de-Gaulle e i porti del Canale della Manica, il decreto chiarisce i poteri della polizia di frontiera di negare l’ingresso dopo un’intervista accelerata, qualora il richiedente non dimostri un fondato timore di persecuzione. Viene introdotto un nuovo termine di 48 ore per impugnare tali rifiuti, ridotto rispetto alle precedenti 72 ore. L’assistenza legale resta disponibile, ma le richieste di rinvio da parte degli avvocati saranno concesse solo in “circostanze eccezionali”, una misura che probabilmente susciterà polemiche tra le ONG per i diritti umani.
All’interno della Francia continentale, il CNDA acquisisce il potere di raggruppare ricorsi simili provenienti dallo stesso paese d’origine, emettere decisioni uniche e pubblicarle come precedenti. Il Conseil d’État, che ha esaminato la bozza, sostiene che questa misura garantirà “maggiore certezza giuridica” sia per i richiedenti sia per i datori di lavoro che dipendono da decisioni tempestive sulle autorizzazioni di lavoro. Le imprese, in particolare nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia, si sono lamentate del fatto che i ritardi nelle decisioni sull’asilo compromettano la pianificazione dei lavoratori stagionali, poiché i richiedenti respinti perdono il diritto al lavoro.
Per i responsabili della mobilità aziendale, l’impatto pratico del decreto sarà duplice. In primo luogo, una decisione più rapida faciliterà la previsione della possibilità di impiego di un trasferito assunto con il permesso di lavoro per richiedenti asilo dopo sei mesi. In secondo luogo, un controllo più rigoroso alle frontiere aumenta il rischio che il personale proveniente da zone di conflitto — come appaltatori o giornalisti — possa vedersi negare l’ingresso in caso di documentazione incompleta. Si consiglia quindi ai datori di lavoro di rivedere le procedure di supporto e di assicurarsi che eventuali richieste di visto umanitario siano presentate con largo anticipo.
Il decreto entrerà in vigore il 1° agosto 2026, lasciando agli operatori meno di due settimane per adattare i flussi di lavoro interni e i manuali legali. Il Ministero dell’Interno prevede di pubblicare una circolare attuativa “nei prossimi giorni”, ma ha già programmato webinar informativi per le società di ricollocamento e le ONG il 25 e il 29 luglio.
Per le domande presentate ai punti di ingresso, come l’aeroporto Charles-de-Gaulle e i porti del Canale della Manica, il decreto chiarisce i poteri della polizia di frontiera di negare l’ingresso dopo un’intervista accelerata, qualora il richiedente non dimostri un fondato timore di persecuzione. Viene introdotto un nuovo termine di 48 ore per impugnare tali rifiuti, ridotto rispetto alle precedenti 72 ore. L’assistenza legale resta disponibile, ma le richieste di rinvio da parte degli avvocati saranno concesse solo in “circostanze eccezionali”, una misura che probabilmente susciterà polemiche tra le ONG per i diritti umani.
All’interno della Francia continentale, il CNDA acquisisce il potere di raggruppare ricorsi simili provenienti dallo stesso paese d’origine, emettere decisioni uniche e pubblicarle come precedenti. Il Conseil d’État, che ha esaminato la bozza, sostiene che questa misura garantirà “maggiore certezza giuridica” sia per i richiedenti sia per i datori di lavoro che dipendono da decisioni tempestive sulle autorizzazioni di lavoro. Le imprese, in particolare nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia, si sono lamentate del fatto che i ritardi nelle decisioni sull’asilo compromettano la pianificazione dei lavoratori stagionali, poiché i richiedenti respinti perdono il diritto al lavoro.
Per i responsabili della mobilità aziendale, l’impatto pratico del decreto sarà duplice. In primo luogo, una decisione più rapida faciliterà la previsione della possibilità di impiego di un trasferito assunto con il permesso di lavoro per richiedenti asilo dopo sei mesi. In secondo luogo, un controllo più rigoroso alle frontiere aumenta il rischio che il personale proveniente da zone di conflitto — come appaltatori o giornalisti — possa vedersi negare l’ingresso in caso di documentazione incompleta. Si consiglia quindi ai datori di lavoro di rivedere le procedure di supporto e di assicurarsi che eventuali richieste di visto umanitario siano presentate con largo anticipo.
Il decreto entrerà in vigore il 1° agosto 2026, lasciando agli operatori meno di due settimane per adattare i flussi di lavoro interni e i manuali legali. Il Ministero dell’Interno prevede di pubblicare una circolare attuativa “nei prossimi giorni”, ma ha già programmato webinar informativi per le società di ricollocamento e le ONG il 25 e il 29 luglio.